La distruzione sistematica del patrimonio artistico e culturale che rappresenta una storia millenaria, attuata dall'Isis in modo consapevole è l'altra faccia del terrorismo del terzo millennio. Distruzione vandalismo e saccheggi portano vantaggi economici allo stato islamico Se nel caso del Museo del Bardo i terroristi hanno voluto colpire soprattutto i turisti, in Medioriente: i beni culturali sono oggetto di una distruzione consapevole e mirata. Un catalogo molto lungo ormai, che comprende anche danneggiamenti e distruzioni casuali nel corso di bombardamenti e combattimenti. I fatti più recenti hanno per protagonista l'Isis che ha scientificamente distrutto, lo scorso marzo, le tracce delle civiltà millenarie dell'Iraq settentrionale. Il Ministero iracheno per il Turismo e le Antichità ha reso noto che sono andate irrimediabilmente perdute: la città seleucide di Hatra del IIIIV secolo a.C., la millenaria Nimrud, abbattuta a colpi di buldozer, l'antica Ninive, capitale dell'Impero assiro-babilonese sulla sponda orientale del Tigri. Sulla riva occidentale invece, a Mosul, hanno subito la stessa sorte le statue del museo archeologico e un'antica chiesa caldea, dove fino a poco tempo fa la liturgia era ancora in aramaico, la lingua di Gesù. L'Unesco stima in due miliardi la vendita di reperti. Le distruzioni sono accompagnate da saccheggi sistematici, persino dei cimiteri - non islamici - con successiva vendita di reperti. Gli Stati Uniti hanno speso milioni di dollari per la formazione di manager e conservatori e per ricostruire il Museo di Baghdad, recentemente riaperto L'Unesco stima che i proventi di questo commercio superino i due miliardi di euro, andati a implementare le casse dello stato islamico. Secondo il New York Times, dal 2011 in Siria, dove Bashar al-Assad controlla ormai solo un terzo del territorio, cinque dei sei siti indicati dall'Unesco come Patrimonio dell'Umanità sono stati pesantemente danneggiati. Devastata dalle bombe la città antica di Aleppo, distrutti minareti centenari e forti medievali, depredati siti ellenistici. Un panorama desolante e una strategia precisa molto difficile, se non impossibile, da contrastare. Il quadro si potrebbe allargare alla Libia, dove il sito di Cirene è stato oggetto di barbari vandalismi, e persino all'Arabia Saudita, dove diversi edifici storici della Mecca e di Medina sono stati rasi al suolo per costruire centri commerciali e hotel. La distruzione dei Buddha di Bamiyan (i più alti al mondo, risalenti al III e V secolo d.C.) da parte dei talebani afghani, nel 2001, è stata evidentemente un esempio istruttivo Un team argentino guidato dall'architetto Carlos Nahuel Recabarren, vincitore del concorso indetto dall'Unesco lo scorso novembre, dovrebbe ora realizzare, proprio vicino a resti del sito archeologico della Valle di Bamyan, un centro culturale. Il progetto dal titolo "Descriptive Memory: The Eternal Presence of Absence", approvato dal presidente afghano Ashraf Ghani, sarà, almeno nelle intenzioni, un luogo d'incontro, perfettamente integrato nel paesaggio e con chiari riferimenti architettonici alla tradizione costruttiva locale.