Troppe varianti al progetto per il capolavoro di Michelangelo. Chiesti i documenti L'alternativa era secca: o indire una nuova gara e rinunciare ad aprire per Expo la nuova casa della Pietà o andare avanti a colpi di varianti. L'assessore Rozza ha scelto la seconda opzione e puntuale l'Anac di Raffaele Cantone ha aperto un dossier: «So di rischiare un'accusa di abuso d'ufficio, ma è giusto così per la città» dice l'assessore. L'alternativa era secca: o indire una nuova gara e rinunciare a inaugurare in tempo per Expo la nuova casa della Pietà Rondanini all'Ospedale Spagnolo o andare avanti a colpi di varianti. L'assessore ai Lavori pubblici Carmela Rozza ha scelto la seconda opzione e puntuale è arrivata la richiesta del presidente dell'Autorità Anticorruzione, Raffaele Cantone, che chiede al Comune spiegazioni sull'intera operazione che ha portato il capolavoro michelangiolesco nella nuova collocazione senza una nuova gara.«So che rischio un'accusa di abuso d'ufficio spiega la Rozza . Se non avessi operato in questa maniera, la nuova casa della Pietà non sarebbe mai arrivata in tempo per Expo». Storia di un appalto e di quel limite sottilissimo tra rispetto pedissequo delle norme ed esigenze pubbliche. La gara è del 2010. Oggetto: conservazione e riuso dei locali dell'antico Ospedale. Nessuno ancora immagina che quella sala diventerà la nuova casa della Pietà. Si parla di riuso, con l'idea di trasformarlo in una sala congressi. Nel 2012 si stipula il contratto con l'azienda vincitrice dell'appalto. È solo a ottobre di quell'anno che Stefano Boeri indica l'Ospedale spagnolo come contenitore della Pietà. A novembre la giunta delibera il «cambiamento» di rotta. Anzi il cambio di destinazione d'uso. Cambia anche la finalità dell'intervento: non più un riuso, ma un intervento molto più consistente. A febbraio del 2013 arriva la determina dirigenziale che spacchetta gli interventi: una prima tranche per le opere di restauro, la seconda per le opere edilizia e l'impiantistica. Non è la sola variante. A giugno del 2013, l'architetto Michele De Lucchi viene incaricato di studiare il concept e l'allestimento del nuovo spazio. Ci sono lavori non previsti inizialmente come la pavimentazione in legno, la creazione di una sala più piccola che faccia da filtro a chi viene ad ammirare la Pietà e la nuova illuminazione. Le varianti vengono approvate con altre determine. Inoltre, per evitare che le vibrazioni del metrò provochino danni alla statua, si rende necessario rafforzare la soletta. Un altro problema: si sfora il budget previsto dall'appalto. Si passa dai 695 mila euro iniziali a 919 mila. «Oggettivamente rispetto alla normativa avremmo dovuto fare un nuovo appalto continua la Rozza perché il progetto realizzato non aveva più niente di quello originario, ma una nuova gara avrebbe impedito di realizzare il museo in tempo per Expo. Quindi abbiamo approvato una delibera di variante in aumento». È qui che entra in gioco l'Anac di Cantone. Chiede spiegazioni al Comune e apre una verifica sull'operazione: «Abbiamo inviato tutta la documentazione richiesta con grande serenità conclude la Rozza . Purtroppo, spesso le normative non tengono conto della realtà perché non sono mirate alla funzionalità, ma solo a pensare di impedire la corruzione creando così un combinato disposto di eccesso di burocrazia che è il terreno di crescita della corruzione. Sappiamo tutti di aver stiracchiato la normativa e che avrei dovuto rifare la gara, ma così non avremmo avuto la nuova casa della Pietà».