Non capitò solo a Dante Alighieri, di ritrovarsi «per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita». Proprio quello che fu la sua guida, l'«altissimo poeta» Publio Virgilio Marone («O de li altri poeti onore e lume, vagliami 'l lungo studio e 'l grande amore che m' ha fatto cercar lo tuo volume» riposa infatti in una tomba assediata da una selva di erbacce perché è stata smarrita, come troppo spesso capita, «la diritta via» della manutenzione. Lo racconta sul Corriere del Mezzogiorno , proseguendo il suo viaggio incessante (Dio lo benedica) tra il degrado del patrimonio storico, monumentale e culturale campano, Antonio Cangiano. Il quale ha filmato (http:bit.ly1c1YnMa) le condizioni in cui versa l'antico mausoleo dove, secondo la tradizione (lo dice anche un'iscrizione: «Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope», cioè Mantova mi generò, il Salento mi rapì, mi tiene oggi Napoli) sarebbero custodite le ceneri del poeta autore di Eneide , Bucoliche e Georgiche . Mausoleo che sta nel Parco Vergiliano a Piedigrotta. Dove è collocata anche la tomba di Giacomo Leopardi che, morto nel capoluogo campano mentre infuriava il colera, era stato inizialmente sepolto (pare) nella Chiesa di San Vitale Martire. Le erbacce non sono neppure l'unico problema: «Il colombario d'epoca romana dove venivano conservate le urne con le ceneri dei defunti, mostra diversi stucchi in frantumi. In particolare, il loculo che il folclore popolare attribuisce proprio al poeta mago, risulta quello peggio conservato». Sono lontani i tempi in cui il fascismo usò il grande poeta latino in funzione di propaganda della romanità spavalda, laboriosa e vincitrice, come cantò nel 1939 Giuseppe Bottai: «Là dove combatte, l'Italia semina e ara; là dove conquista, abita e prolifica». Virgilio, da decenni, (meno male) è stato ricollocato nel ruolo che gli spetta, quello di poeta. Ma si può, oggi, trattarlo così? Tanto più che le denunce del degrado non sono nuove. Quattro anni fa, ad esempio, si scoprì che il colombario, che è vicino alla celeberrima (e chiusa) Cripta Neapolitana cantata da Goethe («Questa sera ci siamo recati alla grotta di Posillipo nel momento in cui il sole, tramontando, passa con i suoi raggi fino alla parte opposta. Ho perdonato tutti quelli che perdono la testa per questa città») era pieno di preservativi. Forse lasciati là, si disse, per uno strano rito propiziatorio...