Megara Hyblaea versa in stato di degrado. E' parte integrante di un importante parco archeologico e pertanto necessita di interventi urgenti per la sua tutela e salvaguardia e per renderla meglio accessibile ai visitatori interessati alle vestigia del passato. L'indice viene puntato dalla locale sezione di Italia Nostra sollecitando l'intervento della SOpRINTENDENZA di Siracusa nonché l'assessorato regionale competente. Si chiede la bonifica dell'area archeologica. Che il sito venga ripulito dalla presenza di stoppie, fieno, erbacce, sterpaglie e siepi incolte, che costituiscono un grave pericolo per il rischio di incendi con possibili danni al patrimonio archeologico, a persone, animali ed all'ambiente. Si richiama inoltre l'urgenza di concretizzare le azioni precedenti con la necessità di provvedere in merito alla tutela della salute, dell'incolumità pubblica e dell'ambiente; allo scopo di attuare una azione di profilassi e lotta contro gli insetti, affinché vengano a mancare le cause che incentivino la presenza degli stessi. Il Soprintendente Beatrice Basile risponde constatando che, al momento, purtroppo l'Ente non dispone di fondi per realizzare l'intervento. Plaude all'azione che definisce "meritoria" di Italia Nostra che richiama l'attenzione sui beni del patrimonio monumentale. «Auspichiamo - dice Basile di poter ottenere i necessari finanziamenti per ripulire l'area archeologica e altri siti». Come sottolinea Jessica Di Venuta, presidente di Italia Nostra Augusta: «Megara Hyblaea, un tempo meta di numerosi visitatori, turisti e studiosi della Magna Grecia, oggi giace sul pianoro come una landa deserta. La più antica colonia greca della Sicilia, fondata dai megaresi nel 728 a. C. è preda di erbacce infestanti che assalgono le passerelle ove si attraversano le aree archeologiche ormai ricolme di vegetazione». La pannellistica versa, d'altro canto, in un grave stato di degrado: ovunque la ruggine ha la meglio sulle indicazioni fantasma, vittime anch'esse dell'incuria. Analogamente, la necropoli che si trova fuori dalle mura, addossata alla cinta più antica, ricca di vegetazione, è ora una vera e propria boscaglia a rischio incendio così come avvenuto la scorsa estate. «Ci appelliamo all'assessorato regionale e alla SOpRINTENDENZA - dice Di Venuta - affinché intervengano per porre fine a uno stato di abbandono inaccettabile e vergognoso. E'inspiegabile pregiudicare una delle poche fonti di sviluppo e crescita economico-sociale del nostro territorio. Sarebbe utile, al contrario, promuovere un percorso di sviluppo virtuoso del territorio, partendo, per esempio, da un progetto di intervento per il decoro di un sito archeologico, come questo, che potrebbe intercettare risorse comunitarie per la realizzazione di ulteriori opere di recupero. Agnese Siliato 05052015