Marsala. Il «Giovinetto» di Mozia in pericolo? Forse no, ma il nuovo allestimento fa temere per la sua "integrità". La nuova collocazione, inaugurata i primi di luglio dell'anno scorso, è semplice ma suggestiva, permette di vedere la magnifica scultura risalente al V secolo a. C. a pochissima distanza e di godere di ogni suo più piccolo particolare. «Ma con quanta fatica», dicono i custodi e coloro che si impegnano ogni giorno a vigilare all'interno del museo-gioiello della Fondazione Whitaker, sull'isolotto di Mozia. Ne parlano tutti sull'isola e, quando nel piccolo museo irrompe una scolaresca arrivata da Alcamo, se ne vedono subito gli effetti. I ragazzi si avvicinano fino quasi a toccarla: la statua si trova su una bassa piattaforma scura, ben illuminata, circondata da una cornice alta pochi centimetri di vetro, al cui interno, nella parte centrale, vi sono due cartelli esplicativi - in italiano e inglese - sulle caratteristiche della statua ritrovata nel 1979. Gli studenti più attenti e interessati, per leggerli, si sporgono pericolosamente verso la statua facendo tremare il custode che li redarguisce bonariamente. «Ma è successo, più di una volta, che qualche ragazzo abbia perso l'equilibrio trovandosi ad un millimetro della statua ed è anche anche accaduto - raccontano - che un anziano turista, nel modo di chinarsi verso i cartelli o forse per un malore, abbia perso l'equilibrio e sia caduto dentro la piattaforma». La statua è rimasta integra, il turista si è ripreso dopo un bicchiere d'acqua ma il pericolo corso è stato reale. Perchè allora non provvedere? Fanno notare che le spese sarebbero minime e le soluzioni diverse: basterebbe, provvisoriamente, posizionare un cordone sorretto da dei paletti sistemati attorno alla statua per scoraggiare ad avvicinarla o più semplicemente, intanto, spostare i pannelli a lato, sul muro vicino, rendendo la lettura molto più agevole e meno pericolosa. Nel progetto di allestimento, che rende omaggio alla splendida stata di marmo pario molto meglio del precedente, c'era l'idea di chiudere il percorso museale con la visione del «Giovinetto», dopo una visita alle altre aree del museo, senza perdere quella più antica e suggestiva rimasta intatta e ben conservata con le tante teche e gli armadi in vetro e legno bianco che custodiscono i reperti archeologicI risalenti ai primi scavi sull'isola del poliedrico Giuseppe Whitaker. Invece, per carenza di custodi e per la necessità di "guardarla a vista" i visitatori vengono fatti entrare da quello che doveva essere il retro del museo. Lo spazio, invece, è adeguato grazie anche all'impegno economico di Banca Nuova e alla donazione della base antisismica realizzata dal Jean Paul Getty Museum di Los Angeles da dove il Giovinetto era rientrato a gennaio dell'anno scorso, dopo alcune mesi in cui era stato esposto prima a Londra, in occasione dei Giochi Olimipici, e poi appunto a Los Angeles. Gli allestimenti all'estero possono confrontarsi nel video che scorre nella stanza dell'esposizione, e l'attuale sistemazione nulla ha da invidiare ai grandi musei. Basterebbe solo qualche piccolo accorgimento. 01052015