L'AREA della ex-distilleria è molto grande, quasi 19 mila metri quadri. Sette edifici preesistenti sono stati recuperati (magazzini, laboratori, silos) e tre sono invece le strutture nuove: uno spazio espositivo per mostre temporanee, un cinema e una torre (ancora in via di costruzione). Quindi conservazione e ideazione stanno insieme, e anche molto bene. La caratteristica della sede nota lo stesso Koolhas è di avere ambienti diversissimi che coabitano: vecchio e nuovo, largo e stretto, aperto e chiuso, orizzontale e verticale. Non un solo grande fabbricone, ma una complessità da tenere insieme. I colori sono il grigio del vecchio intonaco industriale, il nero, il bianco, e poi l'oro della palazzina chiamata Haunted House, casa degli spiriti. Subito dentro al cortile, a sinistra, un'altra piccola oasi bizzarra e colorata è il Bar Luce, progettato dal visionario regista americano Wes Anderson citando i vecchi bar milanesi degli anni Cinquanta: pavimento di graniglia, bancone di legno e formica verde, sedie in finta pelle a tinte vivaci, due flipper e un jukebox, e sui muri una tappezzeria che riproduce le decorazioni della Galleria Vittorio Emanuele. Ovviamente non mancano file di sifoni del selz e bottiglie di liquori d'epoca. I cortili sono pavimentati, in gran parte, come le officine di una volta: tronchetti quadrati di legno accostati come sanpietrini. Lì di fronte, il grande nuovo edificio chiamato Podium, che ospita una mostra curata da Salvatore Settis e Anna Anguissola. La mostra ("Serial Classic"), sui due piani della palazzina, è molto interessante e istruttiva. Insegna che la classicità romana e greca viveva anche di serialità, di ripetizione di un originale. Pesca da quel che possediamo (una goccia, certamente, del patrimonio classico) frammenti, copie in diversi materiali e coloriture, e li collega in un viaggio affascinante. Certi originali perduti sono evocati da un piedistallo vuoto, che cita le fonti letterarie, e di lì muove una rassegna di copie variamente datate. La mostra "In Part" (nella galleria Nord) è una raccolta di opere che illustrano l'idea del frammento corporeo: Cattelan, Fontana, David Hockney, Vezzoli, Pistoletto, Klein, Picabia. E ancora Rauschenberg, Man Ray, Richard Serra, Bruce Nauman. Nella galleria Sud (sono tutti spazi esistenti e recuperati) c'è la mostra "An Introduction" con opere dagli anni Sessanta: una quadreria con Colpey, Fontana, Schifano, Richter. Nel Deposito (un enorme capannone) ci sono "veicoli d'artista": Cadillac, furgoni, auto. Nel cinema da 250 posti in questo periodo si proietta "Roman Polanski: My Inspirations", un bellissimo documentario intervista in cui il regista polacco racconta quali sono i film che l'hanno impressionato e ispirato. Nel foyer del cinema c'è un fregio in ceramica policroma di Lucio Fontana, realizzato per il cinema Arlecchino. Uno spazio sotterraneo ospita l'installazione permanente "Processo grottesco" di Thomas Demand: la ricostruzione di una grotta, a migliaia di strati di cartoncino sottile. La "Haunted House" ha ancora un vecchio montacarichi funzionante: ci si vedono (nei piccoli ambienti) un'installazione permanente di Robert Gober e due lavori di Louise Bourgeois. La nuova sede della Fondazione Prada, questo regalo a Milano, apre sabato: il biglietto costa 10 euro, con parecchie possibili esenzioni e riduzioni. La collezione è notevolissima, ma rinfranca anche la cura maniacale dei dettagli e l'accoglienza da parte di gentilissimi ragazzi e ragazze laureati in Storia dell'arte.