IL REPORTAGE Nel giorno d'apertura di Expo il cluster si è già allagato perché, come dice Dario Cartabellotta che ha il compito di dirigerlo, «nessuno aveva previsto la copertura del palco. E noi abbiamo preso le chiavi solo l'ultimo giorno». La Regione che ha quasi ventimila dipendenti all'Expo ne ha distaccati solo dieci che parlano come sopravvissuti. A pulire l'intero cluster c'è un solo un operaio, una sola scopa elettrica che qui ancora aspettano come epifania ma che la direzione non manda, dicono per punire la Sicilia che non ha trasferito i famosi tre milioni di euro serviti a finanziare questa operazione di promozione a danno nostro. Venite a piazza Italia, dove la Sicilia espone i preziosi acroliti di Morgantina, e ci troverete trasferita la poltroneria dei dipendenti regionali, quella che aleggia negli assessorati e nei musei siciliani, palestre di stipendiati che oggi sono pure sbarcati a Expo come nostri diplomatici. In questo spazio che è gestito direttamente dall'assessorato alle Attività produttive, sei milioni e mezzo di euro di fondi comunitari impiegati, i funzionari della Regione arrivano con un ora di ritardo e se ne vanno con un'ora di anticipo: «E un 'so n'do stanno e che fanno. 'Un c'avete manco la brochure in inglese», canzona il custode romano che merita una promozione per evidente merito. A cinque giorni dall'inaugurazione di Expo, nel cluster biomediterraneo, che la Sicilia coordina, non ha ancora aperto il padiglione del Libano, ed è già crollato un tetto, quello turco. «Un visitatore si è ferito», confida Alessio La Rocca, un ragazzone che per Expo vigila e valuta la meravigliosa approssimazione di un'Isola che si crede civiltà ma che non è riuscita neppure a strappare in tempo gli accrediti per le imprese, per i sindaci e per i suoi cuochi. Nessuna regione avrebbe mai accettato di vedersi confinata a scarto della terra: nessuna indicazione che segnali la presenza di quest'isola a Expo, nessuna carena che illumini i padiglioni. E vale ricordare che il cluster è a pochissimi passi dall'Albero della vita, che evidentemente qui deve essersi già spenta. Chi accede al cluster biomediterraneo ha l'impressione di entrare tra le ridotte di Palermo, tra le vie scalcinate di Catania, spazi stretti e ambizioni larghe, odori di fritto e di povera gente, mandolini e tarantelle per surrogare l'inefficienza. Dei quattro forni del gusto, piccoli chioschetti, uno è chiuso. Solo nelle commedie di Eugène Ionesco si poteva immaginare di allestire la più grande cucina del gusto speziato senza metterci le sedie. «Non ce n'è una, guardi i tavoli e poi mi dica se non sono opere di artisti matti», dice Franco Vescera, panettiere di Carlentini, che s'industria con la concorrenza lecita: prezzi bassi e cortesia tanta. Non avete peccato di velleità come sempre accade ai siciliani? «Solo chi non fa non sbaglia. Stiamo rimediando. Abbiamo concordato con la direzione di Expo maggiore visibilità e servizi », spiega Cartabellotta che è sicuramente un funzionario audace ma così solo al punto che pure i visitatori vorrebbero soccorrerlo. Qui perfino le più belle foto di Ferdinando Scianna sembrano orribili, montate su pannelli adatti ai cantieri edili. «Ed è una fortuna che non lo visiti nessuno, così la cattiva figura è minima», rivela disincantato Scianna che a Milano ci abita ma che a Expo non vuole venire. Per gestire l'evento la Sicilia ha chiamato un veterinario. «Ma da trent'anni mi occupo di comunicazione. Ho inventato il winecode», dice Piergiorgio Sabatini, che dirige l'evento ma che di fatto non è direttore dell'evento. Quanto percepisce? «Non ho ancora un contratto. Sto solo aiutando Cartabellotta », risponde Sabatini che come tutti quelli che hanno a che fare con i siciliani ha già preso i difetti, a cominciare dall'impazienza: «O lo organizzava la Sicilia oppure sarebbe toccato alla Puglia». La tossicità, i frazionismi di un'intera regione si sono sparsi fino a Milano. Dal cluster lamentano le poche risorse che sono state concesse con prodigalità all'assessore delle Attività produttive, quelli delle Attività produttive trattano come reietti quelli del cluster. Forse ha ragione l'assessore ai Beni culturali, Antonio Purpura, uno che per non sbagliare avrebbe rimandato l'apertura. E invece non solo questo cluster è aperto, ma già addolora la stilista catanese Marella Ferrera: «Si è allestito come se fosse un stand per le scolaresche. Stasera me ne vado con la morte nel cuore. Non c'è la terra, non c'è il mare, non c'è l'anima. Qui a mancare è la Sicilia»
MILANO - EXPO - Nel padiglione della Sicilia si espone solo il fallimento
Il cluster biomediterranea è stato aperto al pubblico il giorno d'apertura di Expo, ma è già stato colpito da problemi. Il cluster è stato "allagato" a causa della copertura del palco, e il personale della Regione ha avuto difficoltà a gestire l'evento. La Regione ha distaccato solo dieci dipendenti dal cluster, mentre l'operaio che pulisce l'intero cluster ha solo una scopa elettrica. La direzione della Regione ha anche deciso di punire la Sicilia per non aver trasferito i fondi comunitari necessari per finanziare l'operazione di promozione.
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