Sì all'abbattimento degli altri capannoni. La Loggia: diventeranno verde pubblico Le casére anche no. Ma il vecchio corpo fabbrica della Caffaro di via Milano va salvato. Non solo perché pregevole esempio di archeologia industriale. Ma anche perché resti a simbolo dell'avvelenamento e del disastro ambientale patito dalla città. Per questo la Loggia, nella prossima variante al piano di governo del territorio, se modificherà la destinazione d'uso dell'area della Caffaro da «produttiva» a «verde pubblico», per l'edificio che si affaccia su via Milano ha fatto un diverso ragionamento: sarà ripensato come spazio pubblico, come cerniera tra il parco che dovrebbe nascere sulle ceneri della fabbrica chimica e il resto del quartiere. L'assessore all'urbanistica di palazzo Loggia Michela Tiboni spiega: «Prevediamo che nella fabbrica ci sarà uno svuotamento della funzione produttiva per lasciare posto ad un bosco o ad un parco in parte fruibile, una scelta che verrà presa in base agli esiti degli studi specialistici sugli inquinanti presenti. Per questo abbiamo deciso la destinazione a verde pubblico. I capannoni con gli impianti e le cisterne inquinanti presenti su via villa Glori e via Nullo possono essere abbattuti. Ma l'edificio su via Milano, con lo storico ingresso alla fabbrica, ha senso che venga conservato». Come utilizzarlo è ancora presto per dirlo. Ma non è una novità che la Sorin, ex azionista Caffaro (era la good company del biomedicale nata nel 2003 per scorporo dalla Snia, fallita nel 2009) abbia presentato un piano di bonifica per l'ex sito industriale di via Milano. In cambio chiede però la chiusura di tutti i contenziosi per il risarcimento con Stato e Comune. Il piano prevedrebbe l'asportazione di parte del terreno per realizzare un parco. Ma le risorse (si parla di 20 milioni) sarebbero insufficienti ad asportare la mole di terra inquinata. Serve prima una nuova e completa caratterizzazione dei 110mila metri quadrati di superficie aziendale. Ma aiutano i dati già in possesso dell'Arpa e del Comune di Brescia: l'inquinamento vede il suo picco massimo in prossimità dell'ex reparto Pcb e clorosoda. La falda viaggia verso sud e infatti a Nord di via Milano non si trova inquinamento. Questo potrebbe significare che anche buona parte degli storici edifici che si affacciano su via Milano potrebbero non avere, sotto di loro, concentrazioni di veleni tali da richiederne una bonifica con l'asportazione immediata della terra. E faciliterebbe quindi il loro recupero.