La mappa della Street Art romana da poco distribuita su carta e visibile on line è più importante di quanto non appaia al primo impatto. Prima di tutto è una scelta che guarda alle nuove generazioni, a quel pubblico cosmopolita under 30 e magari anche low cost che raggiunge la nostra città per capire dove sia l'identità contemporanea di una Roma legata da secoli alla cultura dell'Impero Romano e dei Papi, col Rinascimento e il Barocco. Indicare dove si trovino i murales di Hitnes a San Basilio o le diciannove facciate di Tor Marancia, passando per lo storyboard di Alice in via dei Sabelli, significa sprovincializzare l'approccio della proposta turistica, affacciarsi ai nostri tempi (in parallelo, perché no, con l'Expo di Milano) e dimostrare che anche la città di Raffaello, Borromini e Bernini sa comprendere una forma d'arte apprezzata, amata e valorizzata a New York come a Londra. Se l'area di via Ostiense, tanto cara a Ferzan Ozpetek, ha perso quell'atmosfera di area urbana dismessa, abbandonata, lo si deve alla geniale capacità visionaria di Blu. C'è di che essergli grati. C'è poi un'altra ragione, non secondaria, per apprezzare questa guida. E riguarda un altro universo dei murales: quello degli imbrattatori, dei vandali, di quell'esercito che ogni notte si impegna a distruggere e a sfregiare ciò che magari è stato restaurato da poco. Non hanno riguardo per niente di niente: vagoni ferroviari o della metropolitana, monumenti, serrande di negozi, pareti di condomini privati (ripristinati con onerose spese da chi li abita), giostre per bambini, autobus Atac. Sono pericolosi nemici della collettività. L'assessore Maurizio Pucci ha promesso su queste pagine interventi drastici e severi, attendiamo risultati concreti ed esemplari in tempi rapidi. Infine quella mappa è importante perché ci riconduce alle radici di Roma. La monumentalità candida che ci circonda, lo sappiamo è il risultato del passaggio dei secoli. Ma è noto a tutti come templi, frontoni, colonne fossero coperti da pigmenti colorati. Lo stesso Colosseo ha appena svelato il rosso che segnava il numero delle gradinate. Roma era multicolore, un po' come lo è oggi nelle periferie. Ed è bello pensarlo. Chissà che qualche vandalo non si converta e passi all'arte, quella vera, che non distrugge né devasta ma abbellisce le strade (e quindi la vita) dei romani. Perché la bellezza, si sa, potrebbe salvare il mondo.