La grande occasione. Una visita che potrebbe diventare sublime destinata ad affogare nella delusione PISA. Ho fatto il turista nella mia città, per una volta non da direttore del Tirreno ma da cittadino che ha voglia di riscoprire. Ebbene, quanta amarezza. Tralascio la costante, continua, esorbitante presenza di mendicanti, venditori, parcheggiatori in ogni luogo della città. Di vigili urbani ne ho incontrato solo uno, in bicicletta vicino all'arcivescovado. Sarà colpa della legge di stabilità, ovvio. La mattina del primo maggio decido di approfittare dell'apertura straordinaria del cantiere delle navi pisane. L'approccio non è dei migliori. La strada, via Ranuccio Bianchi Bandinelli, è sporca, i muri pieni di scritte. La presenza tangibile dell'amministrazione comunale sono le strisce blu, peraltro stinte, segno che almeno a incassare qualcuno ci pensa. La strada termina sull'ingresso pedonale della stazione di San Rossore. È tanto che non ci vengo e debbo dire che i resoconti giornalistici che ne ho letto mi appaiono fin troppo generosi. Uno schifo. Erba alta e sporcizia. Il percorso è un viottolo stretto che si apre con un pilone dell'energia elettrica dal quale penzola strappato un telo verde. Gli odori che si respirano lungo il cammino lasciano immaginare un abbandono non recente. L'ingresso al cantiere delle navi pisane mostra fin da subito lo stato di trascuratezza che avvolge l'intera struttura. È vero, si tratta di un cantiere, ma è sorto con l'idea di un approccio museale. La reception è trasandata, poco accogliente, il personale all'interno pare smarrito, non c'è organizzazione. Chiedo come si accede e mi viene spiegato che si entra per gruppi di 25 persone e mi viene indicato il prossimo gruppo libero. È tra due ore. Va bene, aspetto. Come fare per prenotare? Una signora mi dice, un po' stizzita, di informarmi su chi è l'ultimo arrivato e di mettermi in fila. Ma non c'è una fila, un numero, nulla. Mi accordo con i presenti e ci inventiamo una fila, riceviamo un biglietto, sul quale a mano viene scritto l'orario. Stop. Quando faccio notare che se questa è una delle credenziali del sistema culturale pisano stiamo freschi, la mia interlocutrice sbotta: siamo volontari, non ci aspettavamo così tanta gente. Un sostanziale: non rompete le scatole. Ma come? Ringrazio e torno per la visita. L'approccio all'itinerario è informale, nessuno ha un microfono. Non c'è un foglietto per la guida. Nulla. La nostra operatrice parte bene e ci spiega la ricchezza dei ritrovamenti e poi inizia, non richiesta, a lamentarsi dei tagli del governo Berlusconi alla cultura. Insomma, non è un bel sentire. Qualcuno fra il pubblico mugugna e allora lei si corregge: beh, sì, anche il Pd del resto... Dentro, al chiuso, va un po' meglio. Il percorso è breve ma interessante. Tuttavia è impossibile non notare macchie di ruggine nel pavimento e una gestione degli spazi poco professionale. È un cantiere, ci viene ripetuto. Ok, è un cantiere. Lungo l'accesso ai depositi dei reperti e al capannone che contiene le navi, di nuovo la litania della mancanza delle risorse. Infine, le navi. Dove sono? Tutte coperte. Tutte in lavorazione. «Ve le dovete immaginare». Del resto è un cantiere, mica un museo. Va bene. Va tutto bene. La visita era gratuita e l'apertura un evento eccezionale. Non mi lamento. Non mi voglio lamentare. Sono contento, dopotutto. Ma continuo a pensare come siamo capaci di sciupare e buttare via tutte le nostre ricchezze, le nostre competenze, perfino la nostra buona educazione. E ho voglia di piangere.
PISA - Benvenuti nel Paese improvvisato
Il giornalista visita il cantiere delle navi pisane, che è stato chiuso per lavori e aperto solo per una visita straordinaria. La strada di accesso è sporca e piena di scritte, e la presenza di vigili urbani è scarsa. L'ingresso al cantiere è trasandato e il personale sembra smarrito. La visita è informale e non c'è una guida ufficiale. Il giornalista nota macchie di ruggine nel pavimento e una gestione degli spazi poco professionale. Le navi sono coperte e in lavorazione, e il giornalista si sente un po' deluso. Tuttavia, riconosce che la visita era gratuita e l'apertura un evento eccezionale, e non si lamenta.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo