«Il nostro ruolo è stato completamente disatteso per la volontà innanzitutto del sindaco Sodano e poi dei vari presidenti che si sono succeduti alla guida del Centro Te». È il duro atto d'accusa di quattro dei cinque membri del comitato scientifico del Cento internazionale d'arte e cultura di Palazzo Te a tre mesi dalla scadenza del mandato che sarà il prossimo 18 luglio. A parlare, tramite una nota, sono il presidente Sylvia Ferino, direttore della Gemaldegalerie del Kunsthistorisches museum di Vienna, Paul Zanker, professore emerito della Scuola normale superiore di Pisa (nominati, assieme a Gabriella Belli, direttore dei musei e civici veneziani, da Sodano), Charles Hope, professore emerito del Warburg institute di Londra e Federico Bucci, prorettore del Politecnico di Milano, designati dall'assemblea dei soci del Centro. Nomi di peso nel mondo della cultura. «Eravamo arrivati con grandi propositi - scrivono -, mettendo a disposizione della città la nostra energia e competenza per condividere con Mantova le nostre esperienze europee. Non abbiamo avuto la possibilità di farlo perché sono stati preferiti progetti espositivi come quello dei Templari che nulla hanno a che vedere con la cultura ed hanno creato non pochi problemi». Nella nota viene ricordato come il sindaco, incontrando nel 2012 la Ferino, che già faceva va parte del comitato scientifico con Settis, «l'avesse sollecitata più volte» ad accettare l'incarico di presidente, «promettendo la possibilità di proporre mostre ed eventi culturali». Il comitato lo ha preso in parola e ha proposto subito mostre importanti ed eventi che «coinvolgevano diversi musei stranieri tra cui il Kunsthistorisches». Il comitato, però, «non ha mai avuto la possibilità di mettere in pratica questi progetti a causa dell'impossibilità di gestire una propria mostra che sempre veniva respinta dal consiglio direttivo o dal presidente». Insomma, «con la scusa delle difficoltà economiche, certamente presenti, è stato impossibile per noi intervenire direttamente sull'attività culturale del Centro Te, tanto che gran parte delle esposizioni sono state fatte senza l'avallo del comitato scientifico, e per questo non ne compaiono i nomi nel colophon del catalogo». Nello stesso tempo, però, si osserva in modo amaro, «il Centro ha continuato a fare esposizioni che venivano finanziate con budget messi a disposizione dal suo consiglio direttivo». Come l'ultima dedicata al realismo socialista: «Nel 2014 - rivelano i quattro membri del comitato - abbiamo più volte sollecitato il presidente Mangoni ad inviarci il progetto, ma lo abbiamo ricevuto con la lista delle opere solo il 16 aprile scorso, quando ormai tutto era deciso e non era possibile neppure incontrare i curatori dell'esposizione». E concludono: «Siamo disponibili ad un confronto con il nuovo sindaco che speriamo avrà a cuore il Centro e il suo comitato scientifico». (Sa.Mor.)