La Cineteca torna a Cannes. Con un ruolo da protagonista assoluta. Nell'edizione 2015, in programma dal 13 al 24 maggio, la Fondazione bolognese è l'unica istituzione italiana della sezione «Classics», quella che nel festival propone film restaurati. E cala un tris d'assi: Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti, La noire de di Ousmane Sembene, primo lungometraggio di fiction africano, e Insiang di Lino Brocka, primo film mai presentato da un regista filippino era il 1978 allo stesso Festival. Tutti e tre i titoli si vedranno poi in piazza Maggiore, l'estate prossima, nel cartellone del Cinema Ritrovato. «Siamo molto emozionati», confida il direttore della Cineteca Gian Luca Farinelli. La Fondazione e soprattutto il laboratorio di restauro l'Immagine Ritrovata stanno crescendo. Andando sempre più a fondo negli archivi più impenetrabili come un leggendario cercatore d'oro. E proseguendo con un interscambio internazionale sempre più ricco. Il riconoscimento dell'attività viene dunque confermato a Cannes, anche in questa 68 edizione diretta dai fratelli Joel ed Ethan Coen. E mai come in questo periodo, un classico tra i classici del cinema italiano, come Rocco e i suoi fratelli torna di drammatica attualità. È, in sostanza, uno dei film più significativi del «quando gli immigrati eravamo noi», pur tenendo la cinepresa nel polveroso cortile della nostra penisola. All'epoca ancora più frammentata. Il restyling è avvenuto in collaborazione con Titanus, Tf1, la Film Foundation di Martin Scorsese e Gucci. E arriva dopo il recupero, negli anni scorsi, di altri celebri affreschi di Visconti sulle contraddizioni della società italiana come Senso e Il Gattopardo. Rocco e i suoi fratelli, a sua volta, con i bei volti eloquenti di Alain Delon e Claudia Cardinale, dice Farinelli «È un film eterno. È ambientato nel momento della grande immigrazione dal Sud al Nord di Italia, come adesso è l'emigrazione dal Sud del mondo all'Europa. Ed esprime con straordinaria efficacia quel senso di estraneità e di sgomento nell'inserirsi in una cultura diversa». Grandi scoperte, invece, sono di sicuro il recupero di Insiang e Le noire de , entrambi frutto della collaborazione con il World cinema project di Scorsese che promuove il restauro del cinema di Paesi in difficoltà per riportare alla luce patrimoni culturali immensi. «Sembene ci ricorda Farinelli è un grande cineasta non solo in Africa. Quello che proponiamo a Cannes è il primo lungometraggio di fiction del continente». Un film che, nel 1966, già inquadra l'atteggiamento di superiorità dell'Occidente. Lo fa attraverso la storia privata di Diouana, ragazza analfabeta che, a Dakar, viene ingaggiata da una coppia di borghesi bianchi per accudire i figli. Il rapporto si squilibra quando la giovane decide di seguire la famiglia in Francia. Anche l'importanza di Brocka ha da tempo varcato i confini delle Filippine. La Cineteca, insieme al World cinema project, aveva già restaurato quello che è riconosciuto come il suo capolavoro Manila in the claws of light (anno 1975). «Malgrado la fama, però, spiega Farinelli il cinema di Brocka rischia di andare perduto per sempre. In vita il regista ha affrontato enormi difficoltà perché si è sempre battuto apertamente contro la dittatura di Marcos. Per questo l'intera sua produzione è andata distrutta. Trovare sue pellicole, i negativi, è sempre una scoperta di enorme rilievo. Credo che Cannes l'abbia scelto anche per questo». E il soggetto di Insiang, (anno 1976), con al centro una donna che cerca vendetta contro chi le ha rovinato l'esistenza, sembra poi aver trovato diverse fortune ai quattro angoli della terra. E in epoche successive.