Tremonti l'aveva detto e non era una battuta: aggiunto nel disegno di legge sulla competitività l'articolo che permette «concessioni di beni demaniali marittimi di durata massima di 90 anni». Ci venderemo le spiagge per sanare i conti Ciampi celebra il 2 giugno dichiarando che «l'Italia ce la farà», ma l'Europa ci bastona: deficit troppo alto, il commissario Almunia minaccia la procedura di infrazione. Fini: «Pronti a mettere il veto al bilancio europeo» Rispunta dal cilindro dell'esecutivo l'idea del ministro Tremonti: le coste italiane potranno essere date in concessione per un secolo, via libera ai palazzinari e alle sale da gioco. La novità nel decreto per la competitività. Allarme dell'Unione e del Wwf: «E' il modello Las Vegas» Sabbie d'oro, ecomostri in arrivo Dopo gli scempi autorizzati dall'ultimo condono edilizio, l'esecutivo torna a fare cassa sul paesaggio. Le spiagge fanno gola ai grandi villaggi vacanza ROMA La boutade tremontiana - come nelle migliori tradizioni del governo - si è trasformata in realtà: in vendita le spiagge italiane, magari per costruirci sopra maxi villaggi vacanze a tutto cemento o casinò dove giocare i frutti delle rendite immobiliari (ma non solo quelle) dei nuovi ricchi. E' l'Italia «modello Las Vegas», denuncia l'Unione dei partiti di centrosinistra, che l'esecutivo ha ritirato fuori dal cilindro inserendo ieri un articolo 14 al decreto sulla competitività . L'articoletto in questione si intitola «legge obiettivo per il turismo di qualità», e prevede «la realizzazione di insediamenti turistici di qualità, anche tramite concessioni di beni demaniali marittimi di durata massima di 90 anni».Leggi: le spiagge. Ma c'è un comma ancora più insidioso, che permetterà al governo di avere mano libera rispetto ai «lacci e lacciuoli» di Comuni, Sovrintendenze e altri garanti della natura e del paesaggio. E' il comma 9: «La stipula dell'accordo di programma - recita l'articoletto - sostituisce ogni altra autorizzazione, approvazione e parere comunque denominato e consente la realizzazione e l'esercizio di tutte le opere, prestazioni e attività previste dalla proposta approvata anche in deroga alla normativa vigente (il corsivo è nostro, ndr), nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento e della normativa comunitaria, ivi compresa l'eventuale realizzazione di case da gioco». Insomma, largo ai palazzinari e ai croupier: le splendide costiere di Taormina, Otranto o del Cilento sono vostre. «Evidentemente il governo pensa così di rilanciare la competitività del paese e del Meridione, offrendo una possibile ricetta alternativa alla bancarotta su tutti i fronti che hanno già registrato», spiega Giovanni Russo Spena, di Rifondazione, uno dei firmatari dell'allarmato comunicato emesso in serata dall'Unione. Russo Spena ricorda che l'idea delle vendite delle spiagge era già stata proposta da Micciché e da Tremonti, e che oggi torna in auge: «Diventa un regalo alla malavita, alla camorra e alla mafia, che possono così avere mano libera nella speculazione del territorio, nei territori sopravvissuti agli scempi e agli ultimi condoni. A nostro parere - conclude il parlamentare - è un modo totalmente sbagliato di rispondere ai problemi delle comunità locali e del Sud: noi proponiamo al contrario uno sviluppo "autocentrato", che parta dalle esigenze delle popolazioni meridionali, ovviamente sorrette da investimenti pubblici che puntino sulla tecnologia e la piccola impresa, la riqualificazione e la sicurezza idrogeologica del territorio: il dibattito nell'Unione è aperto, per quanto non sempre facile». «L'hanno chiamata "legge obiettivo per ilturismo di qualità", mentre sarebbe più appropriato definirle "norme a favore della speculazione edilizia e per la devastazione del territorio" - dice Fabrizio Vigni, Ds - E' una follia: l'Italia non è Las Vegas, la nostra forza è nel turismo di qualità rispettoso del territorio e dei beni ambientali e culturali». «L'onorevole Crosetto, presentatore dell'articolo - aggiunge Vigni - ha detto che "sicuramente scatenerà un marasma". Se non altro si rende conto della sua gravità». In allarme anche gli ambientalisti. Gaetano Benedetto, segretario aggiunto del Wwf, spiega che le attuali concessioni delle spiagge durano tra i 20 e i 25 anni. «Se adesso il governo vuole aumentarle a 90 anni, può avere due obiettivi: chiedere più soldi agli attuali gestori degli stabilimenti balneari, ma è un'ipotesi che reputo difficile perché spesso sono a gestione familiare. Oppure, ed è l'eventualità che ritengo più plausibile, vuole appaltare le coste ai grandi gruppi del turismo internazionale, che potranno costruire maxi villaggi vacanza e casinò». «D'altra parte - continua il rappresentante del Wwf - c'è anche il comma sulla "deroga alle normative vigenti", che lascia in mano al demanio - e dunque, in ultima analisi, al ministero dell'economia - la possibilità di realizzare accordi di programma con i costruttori e dare le autorizzazioni ai progetti, bypassando i Comuni, le Sovrintendenze e tutti gli organi, locali e non, addetti alla protezione del territorio. Le spiagge italiane, d'altronde, non è che siano poi così incontaminate, e poche sopravvivono allo sfruttamento, spesso selvaggio: secondo il Wwf, il 60 delle coste del nostro paese sono occupate da insediamenti «intensivi» (edilizia abitativa) ed «estensivi» (strade, ferrovie).
L'ultima spiaggia - Il governo ha deciso si vende le spiagge
Riassunto: Il governo italiano ha introdotto un articolo nel disegno di legge sulla competitività che permette la concessione di beni demaniali marittimi di durata massima di 90 anni, permettendo così la vendita delle spiagge italiane. L'Unione dei partiti di centrosinistra e il Wwf hanno denunciato questa misura, considerandola un modello di Las Vegas e una minaccia per il paesaggio e la natura. Il comma 9 dell'articolo prevede che la stipula dell'accordo di programma sostituisca ogni altra autorizzazione e permetta la realizzazione di opere e attività senza dover rispettare la normativa vigente.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo