Se cerco di girarmi l'universo si gira con me e dall'altra parte dell'universo non va affatto meglio. Pensiero non incoraggiante attribuito a Kerouac, ma che di sicuro ben si presta per alcune considerazioni sull'osservatorio veneziano (e veneto). Un osservatorio in cui precipitano e interagiscono tra loro diversi fattori e che, al momento, si sparpagliano in vari punti della nostra parte di "universo", con il risultato di porci ancor di più in confusione. A voler essere follemente ottimisti, ci si potrebbe rifugiare nella schizofrenica astuzia del paradosso "grande è la confusione sotto il cielo, dunque la situazione è eccellente". Di qui il nostro guardare con miniaturizzata speranza alle prossime elezioni comunali (e regionali), cercando in quell'orizzonte democratico imperscrutabili indizi di una qualche possibile apertura nella chiarezza, di una effettiva fuoriuscita dalla confusione. Così da noi, mentre a Roma c'è un ministro che, sommando tra loro le ragioni e le aspettative del "sistema cultura" e del "sistema turismo", si augura che i venti milioni di visitatori previsti per "l'evento Expo" si incanalino anche verso "l'evento Venezia", come se da noi non fossero più che sufficienti quei 34 milioni di presenze registrate già lo scorso anno nella sola area veneziana. Una massa di persone che ha innalzato a livelli pesantissimi l'invivibilità nel centro storico lagunare in parallelo con l'abbassamento della qualità dell'offerta turistica nel suo insieme. Ove non bastasse l'inarrestabile attrattiva di Venezia in quanto Venezia, cui vanno aggiunti i richiami irresistibili rappresentati dalla Biennale e da tutto il resto del corollario sconfinato di mostre messe in campo da questo piuttosto che da quel soggetto, ecco che ai margini della landa stretta tra le archeologie industriali di Porto Marghera, i canali, le barene devastate e il Ponte della Libertà, è stata costruita una codina dell'Expo di Milano. Di che si tratta? Naturalmente di "un enorme spazio di 50 mila metri quadrati" che ospiterà il progetto Aquae 2015.Per non farci mancare nulla sembra che a giugno i tradizionali vettori, che trasportano ogni giorno centinaia di migliaia di visitatori,saranno potenziati dall'arrivo del tram sulla scena martoriata di piazzale Roma. Tuttavia, in attesa che qualcuno (chi?) risolva il problematico rapporto navi da crociera-Venezia, la grande area post-industriale di Porto Marghera continua a essere la Sfinge impassibile e inerte dell'enigmatico futuro dell'immaginaria Città metropolitana. Eppure lì c'è il cosiddetto "sentiero luminoso", l'antico canale dei Petroli, che da più di mezzo secolo si apre dalla bocca di Malamocco fino ai piedi della Sfinge-Porto Marghera senza che nessuno tra quelli che contano per davvero "veda" quei luoghi come lo straordinario waterfront di una contemporaneità sostenibile, non escluso l'approdo delle navi da crociera ovviamente compatibili con fondali e ambiente lagunare. Nel frattempo si conviene che proprio di fronte alla Sfinge-Porto Marghera resta attiva la mafia che controlla il Tronchetto, un'isola ormai conquistata da popolazioni cinesi vaganti, e che, comunque, è il posto dove meglio si coglie il legame organico che si crea tra incontrollati e massicci flussi turistici e varie forme di criminalità. Torniamo ora a cultura e turismo, oppure a turismo e cultura (dove la precedenza attribuita a uno piuttosto che all'altro termine aiuta a capire che interessi e obiettivi non sono sempre coincidenti), nell'auspicio che dal suddetto binomio vadano strappate via logore banalità e inaccettabili stupidaggini (una su tutte? Si dovrebbero tenere aperti i musei anche di notte). Purtroppo invece tra banalità e stupidaggini, a Milano come a Venezia, continuerà a correre un insensato accumulo di "eventi", nient'altro che colpi micidiali contro la cultura ma anche contro il turismo, che in tal modo resterà il peggiore tra i turismi possibili, nell'illusione che forse, finalmente, si renda chiaro ai più che a Venezia, dentro a quel binomio, c'è moltissimo da rivedere.