Sono i dati del rapporto sulle ecomafie di Legambiente che punta il dito contro la politica dei condoni. Il ministro Matteoli minimizza ma promette di arginare Lunardi Trentaduemila cantieri illegali e sessantuno mila costruzioni abusive già portate a termine negli ultimi due anni. Significa che entro breve avremo oltre 90 mila nuove costruzioni abusive. Sono i dati impressionanti che emergono dal rapporto sulle Ecomafie di Legambiente presentato ieri a Roma. Un affare enorme che secondo gli ambientalisti è stato fortemente incentivato dalla politica dei condoni del governo. Il ministro dell'ambiente, Altero Matteoli, presente anche lui al convegno, invece minimizza: il condono non era giusto, soprattutto perchè non redditizio - ha detto - molti non lo hanno fatto perché oggi abusivismo significa allargamento di una stanza o spostamento di una finestra». Matteoli almeno un colpevole lo indica, secondo lui lo scempio è dovuto all'omertà dei comuni e delle amministrazioni locali «che non hanno chiuso un occhio ma li hanno chiusi tutti e due». Per Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente, è proprio l'esecutivo invece che continua a far finta di non vedere. «Questo governo, che non sembra in grado di far ripartire l'economia del paese, ha saputo invece rilanciare egregiamente il mercato del mattone illegale - ha dichiarato Realacci - le nuove case abusive sono state 32 mila lo scorso anno: 3 mila in più rispetto al 2003, che pure aveva fatto registrare un'impennata allarmante». C'è di più: «Le stime di Cresme e Legambiente per il 2005 indicano un ulteriore diluvio di cemento illegale: altre 32.000 nuove costruzioni. E una parte non indifferente del merito va riconosciuta all'incentivo più convincente ed efficace: il condono edilizio». Secondo il rapporto di Legambiente è proprio il business del mattone d'oro, infatti, la principale voce di bilancio dell'ecomafia. Un giro d'affari in fortissima crescita. Uno dei pochi a essere sempre più florido. I 194 clan mafiosi impegnati nell'affare (25 in più rispetto al 2003) possono vantare un fatturato a dieci zeri da 24 miliardi e 600 milioni che ne fa una delle più grandi «aziende» del paese alle spalle solo di colossi con Eni, Fiat, Enel e Finmeccanica, ma con una differenza sostanziale: mentre per tutti è crisi, il fatturato delle ecomafie in un solo anno cresce di 30 punti percentuali. Per gestire una tale mole di soldi, si sono formate delle vere e proprie imprese criminali capaci di condizionare appalti pubblici e di sostituirsi allo stato, per esempio nelle gestione illegale del traffico dei rifiuti. E' questa infatti la seconda principale fonte di guadagno. Nel 2004 sono state 4.037 le infrazioni legate al traffico di rifiuti e 1.700 i sequestri. Montange di rifiuti spariscono, nel 2002 sono sparite nel nulla 14,6 milioni di tonnellate, secondo il rapporto «pari a una monte alto 1400 metri e con una base di tre ettari». In totale gli illeciti per reati contro l'ambiente lo scorso anno sono stati oltre 25 mila (tre all'ora), altissima la concentrazione nelle regioni del sud: il 49,1 degli illeciti sono stati consumati in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia; le persone denunciate sono salite del 10,4. Un aumento dovuto anche agli strumenti legali che permettono di perseguire i reati ambientali, tema su cui Legambiente anche ieri ha chiesto di rilanciare inserendo nel codice penale i delitti contro l'ambiente. Quanto all'abusivismo Realacci con un'interrogazione parlamentare, ha chiesto quanto meno al governo di limitare i danni. «Alla luce di questi dati - si legge nell'interrogazione - suonano ancor più preoccupanti le voci di una circolare esplicativa della legge sul condono edilizio, prodotta dal ministero delle infrastrutture che mirerebbe ad estenderne la portata». Si tratterebbe di un documento dell'esecutivo che andrebbe ad incrociare due norme, la sanatoria paesaggistica contenuta nella Legge delega sull'ambiente (la 308 del 2004) e la Legge sul condono edilizio che esclude la possibilità di sanare gli abusi edilizi (art. 32 del Dl 269 del 2003) nelle aree vincolate. Almeno su questo punto Matteoli si è ricordato di essere pur sempre ministro all'ambiente e non l'ha mandata a dire ai suoi colleghi di governo. «Non l'ho vista ma se è in questi termini Lunardi se la scordi». Applaude il Wwf e Fabrizio Vigni (Ds) a questo punto chiede «che il ministro Lunardi chiarisca immediatamente al Parlamento come stanno le cose».