I calchi di Pompei, via al restauro e all'analisi del dna dei corpi sepolti nell'eruzione del 79 Sono l'immagine di un'agonia. Corpi avvinghiati, avviluppati e stremati (uno, in particolare rannicchiato nei granai del Foro), che ricordano la tragedia di una città. Che in poche ore fu sepolta, nel 79 dopo Cristo assieme a circa duemila persone, secondo le stime degli archeologi. La grandezza di per Pompei non passa soltanto negli splendidi affreschi patrizi delle domus, o nei peristili decorati. Il suo segreto è nell'empatia che esercita sul visitatore. Che osserva la quotidianità di una città di duemila anni fa, cristallizzata nei solchi dei carri sulle strade, nei graffiti d'amore su via dell'Abbondanza, nelle locande per gli avventori, nelle iscrizioni elettorali. E nei calchi della sua gente. Quei cadaveri vinti dalla nube ardente del Vesuvio, che il grande archeologo ottocentesco Giuseppe Fiorelli ha reso immortali, colando del gesso liquido nell'impronta lasciata dai loro corpi nella cenere. E dopo 20 secoli, emergono gli ultimi sguardi di uomini, donne e bambini, animali, persino una signora incinta. Per la prima volta, tutti gli 86 calchi della città, saranno interessati da lavori di restauro della Soprintendenza archeologica, inseriti nel "Grande Progetto Pompei". Venti saranno esposti anche in occasione della mostra "Pompei e l'Europa 1748-1943", allestita tra gli scavi ed il Museo archeologico di Napoli. L'inaugurazione si terrà nell'anfiteatro, il 27 maggio (che resterà chiuso fino ad allora per gli allestimenti). L'intervento, oltre a consentire la ricomposizione di alcuni corpi ritrovati in frammenti, prevede anche un'inedita analisi a raggi x, ricostruzioni con scanner laser ed esami sul dna, per ricostruire al meglio la vita e le abitudini di un pompeiano del primo secolo. A partire dai prossimi giorni, solitamente visibili nell'area del Foro, alle Terme Stabiane e Villa dei Misteri) saranno temporaneamente trasferiti al laboratorio della Soprintendenza. Il cantiere sarà organizzato, prevalentemente, nell'area dell'Insula Ocidentalis e, naturalmente, all'Orto dei Fuggiaschi, che ancora conserva i corpi di 13 vittime dell'eruzione (adulti e ragazzi), collocati nell'esatta posizione in cui furono trovati.
I calchi di Pompei, via al restauro e all'analisi del dna dei corpi sepolti nell'eruzione del 79
I calchi di Pompei, realizzati da Giuseppe Fiorelli, sono stati oggetto di un restauro e di un'analisi del DNA dei corpi sepolti nell'eruzione del 79. I calchi rappresentano la tragedia di una città sepolta in poche ore. Saranno esposti in occasione della mostra "Pompei e l'Europa 1748-1943" e in un laboratorio della Soprintendenza archeologica. L'intervento prevede la ricomposizione di alcuni corpi, un'analisi a raggi x, ricostruzioni con scanner laser e esami sul DNA per ricostruire la vita e le abitudini di un pompeiano del primo secolo. I calchi saranno trasferiti temporaneamente al laboratorio per l'analisi.
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