Il direttore Galansino e il rilancio dell'arte contemporanea in città «È VERO, vista da fuori Italia Firenze dà l'idea della città museo, della Disneyland rinascimentale, ma Palazzo Strozzi ha dimostrato, con grandi risultati, che di questo cliché si può fare a meno, e che Firenze è pronta per avere un ruolo anche nell'arte contemporanea. Per questo ho accettato questo incarico». Arturo Galansino, 38 anni, nato a Nizza Monferrato, laurea a Milano in storia dell'arte, dottorato a Torino, una brillante carriera di curatore al Louvre, alla National Gallery e alla Royal Academy of Arts di Londra, è da poche settimane il nuovo direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi. Scelto (fra molti pretendenti) perché giovane, competente, in rapporto con importanti artisti e galleristi contemporanei, e ottime doti di fundraiser. Di Palazzo Strozzi, spiega, vuol fare un piccolo Beaubourg fiorentino, «un luogo, e non solo un mostrificio, un centro culturale a più facce con cui lanciare Firenze in una dimensione internazionale e contemporanea più di quanto non abbia fatto finora». Fondazione Palazzo Strozzi costa circa 7 milioni di euro all'anno, e solo da poco, grazie anche a un aumento del capitale pubblico, ha potuto rialzare la testa da un periodo di difficoltà. Ma Galansino non sembra spaventato: «Sono convinto che, finito il periodo del consolidamento, Palazzo Strozzi possa osare di più». «HO PARLATO con tutti i soggetti pubblici e privati con cui dovremo collaborare, e ho trovato in tutti grande disponibilità. La sfida è di aprirsi ancora di più alla città, al suo tessuto sociale, culturale, economico, con mostre di alta qualità e di forti ricadute su ricerca, restauro, valorizzazione del patrimonio diffuso, ma anche con molti eventi diversi, che configurino Palazzo Strozzi come un vero crocevia dell'eccellenza toscana in campo culturale. La stessa coabitazione con istituzioni di grande prestigio come l'Istituto storico per il Rinascimento o il Gabinetto Vieusseux, di per sé non l'ideale per gli spazi, può diventare un'opportunità per scambi e collaborazioni». Lei è qui anche per rilanciare le iniziative di arte contemporanea, un settore in cui Firenze non è mai stata in prima linea, a parte l'altissimo livello del Centro di cultura contemporanea Strozzina, dotata, tuttavia, di spazi troppo ristretti e da luglio 2014 senza direttore. Una vacatio interpretata da molti come un preludio al suo ridimensionamento. Lei che intenzioni ha, in merito? «Scuoteremo la scatola, come si dice. D'ora in poi non ci saranno più né serie A né serie B, piano nobile e sotterranei diventeranno tutt'uno anche nella gestione, e l'arte contemporanea abiterà tutto Palazzo Strozzi. Senza rinnegare il passato della città, che sarebbe impossibile e inammissibile, si tratta di considerarlo d'ora in poi anche come punto di partenza per offerte artistiche nuove. Anche solo a giudicare dal numero di visitatori delle mostre di arte contemporanea, discreti e non molto inferiori a quello delle grandi capitali in rapporto alle sue dimensioni, mi sembra di poter dire che Firenze si stia muovendo. Ovunque nel mondo incontro grandi collezionisti, galleristi, artisti, entusiasti all'idea di collaborare con noi. C'è un vuoto da colmare, e ora si può fare il salto». Lei è uno storico dell'arte, e arriva in Italia proprio mentre la riforma Franceschini manda dei manager nei grandi musei italiani. Si sente in controtendenza? «Al contrario. In Italia si pensa che i cosiddetti intellettuali siano anime belle, incapaci di confrontarsi col quotidiano, ma ovunque nel mondo un curatore di museo oltre a garantire qualità deve saper fare tutto il resto, a partire dal fundraising. È quello che ho sempre fatto e che farò anche qui». Rapporto pubblico-privato nella gestione dei beni culturali, un tema caldissimo. Che cosa ne pensa? «Demonizzare, di volta in volta, pubblico, o privato, non ha senso, all'estero il contributi dei privati è la norma, e anche qui il dibattito, da ideologico, dovrebbe farsi ermeneutico: qual è il modello di gestione più adatto a offrire il meglio a una collettività? Sono convinto che la partita sia da giocare insieme, e un laboratorio di modernità da prendere ad esempio è proprio Palazzo Strozzi, con la sua governance paritetica. Ma è bene che la discussione su rischi e vantaggi resti aperta». Se uno stilista le chiedesse Palazzo Strozzi, pagando, per una sfilata di moda, o per l'evento di un brand di lusso, lo concederebbe? «Grandi musei di tutto il mondo si aprono ad arte e moda, perché Firenze dovrebbe dire no? Tanto più che fra i partner di Palazzo Strozzi ci sono Ferragamo e Gucci. Tutto dipende dalla qualità e avere a disposizione luoghi di grande valore costringerebbe i privati ad alzare il livello. Non si tratta certo di diventare location di feste a buon mercato, ma di creare occasioni per valorizzare creatività, innovazione, design, e in più fare utili. Diventare crocevia della cultura, oggi, è anche questo».
la Repubblica
29 Aprile 2015
FIRENZE - "Palazzo Strozzi sarà il nostro Beaubourg"
MA
Maria Cristina Carratù
la Repubblica
Arturo Galansino, il nuovo direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi, vuole rilanciare l'arte contemporanea a Firenze. Ha un piano per creare un piccolo Beaubourg fiorentino, con mostre di alta qualità e eventi diversi. Vuole collaborare con istituzioni di grande prestigio e con artisti e galleristi contemporanei. Galansino è convinto che la gestione dei beni culturali debba essere paritetica e che il rapporto pubblico-privato sia fondamentale. Non si tratta di diventare una location di feste a buon mercato, ma di creare occasioni per valorizzare creatività e innovazione.
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