LAVORI milionari (e «per nulla attinenti») concessi con affidamenti diretti negli Scavi di Pompei: il giudice della Corte dei Conti conferma il sequestro conservativo a carico di Marcello Fiori, ex commissario delegato per l'emergenza nel parco archeologico, all'epoca collaboratore del dominus della Protezione civile, Guido Bertolaso. Un altro punto a favore dell'accusa. Quasi due mesi dopo la misura cautelare che colpiva Fiori, e contestava il danno erariale anche ad altri otto dirigenti di punta - tra i quali l'attuale direttore generale dello Spettacolo dal vivo al Mibac, Salvo Nastasi, e poi Stefano De Caro, Giuseppe Proietti, Raffaele Tamiozzo, Maria Grazia Falciatore- arriva il pronunciamento del giudice designato della sezione giurisdizionale, Gaia Palmieri. Che, con un'ordinanza di ventisette pagine, riduce il volume del sequestro per il funzionario, accogliendo la seconda ricostruzione della Procura - da 5 milioni e 770 mila a 2 milioni e 100 mila euro- ma conferma in pieno l'impianto del sostituto procuratore generale, Donato Luciano, e rinnova la tesi del «danno alla concorrenza »: ovvero l'esborso di risorse pubbliche in misura in larga parte maggiore di quanto avrebbe comportato il ricorso ad una gara ad evidenza pubblica. Nel mirino, quegli interventi di costruzione, pavimentazione, allestimenti scenici - anche in relazione a una sinergia con il Teatro San Carlo - che sono al centro anche dell'inchiesta della Procura di Torre Annunziata, in cui lo stesso Fiori è stato rinviato a giudizio. In particolare, il giudice della sezione ripercorre l'intera vicenda dei lavori eseguiti tra il 2009 e il 2010, tra Teatro Grande, Quadriportico dei Gladiatori e gradinate della Cavea, con affidamento diretto all'Ati Caccavo C. G. Costruzioni, tutti in relazione ad «ulteriori opere complementari per l'allestimento scenico teatrale per un importo complessivo di 5 milioni e 996 mila euro». Un intervento si legge «che non appare assolutamente attinente alla messa in sicurezza e alla salvaguardia dell'area di Pompei» o a quelle opere che dovevano «impedire il degrado di beni archeologici ». Tra l'altro, il giudice ricorda come «i lavori risultano consegnati all'impresa Caccavo il giorno stesso dell'emanazione del decreto (il 4.5.2010) e quindi prima della stipula del contratto ». Lo stesso Fiori tuonò, a marzo, addirittura dalla Camnera dei deputati, contro il provvedimento dei giudici. Successivamente si è detto «sereno» e sicuro di dimostrare la sua estraneità alle contestazioni. (conchita sannino)