«PARCHI IN SOFFERENZA, in questi anni, tranne poche eccezioni, per disattenzione e attacchi. Ora è importante procedere rapidamente nelle nomine dei nuovi presidenti, per ridare piena legittimità agli Enti gestori. Proporre nomi forti per competenze. Poi bisognerà correre, e molto». Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, commenta così il promesso cambio ai vertici delle aree protette. Il primo passo, per poi recuperare in fretta il tempo perduto: dal momento dell'istituzione della maggior parte dei parchi regionali, nel '97, praticamente per nessuno è stato ancora approvato in maniera definitiva il Piano d'assetto, che stabilisce le aree di protezione integrale e quelle orientate su attività compatibili. Dopo di che si dovrà definire il Piano socio-economico, per stabilire le vocazioni da sviluppare nel tempo, produzione di prodotti tipici o agriturismi, ad esempio. «Bisogna approvare il Piano Parchi regionale e cambiare la legge di Storace secondo la quale non può essere parco più del30 del territorio delle provincie: ha bloccato l'istituzione di nuovi parchi - spiega Parlati - ed è servita come grimaldello nel tentativo di tagliare quelli esistenti di 18mila ettari». L'operazione dei presidenti scelti senza alcuna competenza da Storace ha prodotto un quadro a tratti tragicomico. «Per protesta non abbiamo voluto indicare un nostro rappresentante. Oggi ci rimettiamo in gioco, in una situazione molto critica», commenta il presidente del WwfLazio Raniero Maggini. E allora vediamo cos'è successo, in alcuni degli 11 enti parco. Appia Antica eRomaNatura Sono i due parchi che si incuneano nella città e per la presenza del Campidoglio negli organi di indirizzo, sono gli unici su cui il giudizio è positivo, nonostante l'abusivismo sull'Appia Antica. Qui il presidente è Marco Di Fonso, uno dei pochi che potrebbe essere riconfermato. A Roma Natura c'è invece Massimo Bugli: tra le sue competenze in materia ambientale, l'essere stato addetto alla segretaria della Federazione Tennis e impiegato di concetto per le Pagine Gialle. Vejo. È il sinonimo della cemento selvaggio. 192 ettari di lottizzazioni abusive realizzate dal '94 a oggi, pari all'81 dell'abusivismo in area protetta in tutta Roma. Vero buco nero. In sella alla presidenza c'è Sessa, uomo di An, ex assessore provinciale all' Ambiente. Monti Aurunci. Alla poltrona di comando, Paolo Stamigna. Già consigliere comunale di Forza Italia a Itri, diventa presidente del parco nel febbraio 2004. Qualche giorno dopo, è condannato in primo grado a 6 mesi di carcere e a una multa di 16mila euro come direttore dei lavori nella costruzione di 4 villini abusivi, in quel di Itri. Simbruini. Vera palestra antiambiente, per un biennio ha come presidente Antonio Abbate, con il quale vengono tagliati centinaia di ettari di bosco, tra Camerata Nuova, Vallepietra, Matura e altre località. Progettato anche un impianto di risalita (bocciato dalla soprintendenza) un elettrodotto Enel. A sostituire Abbate, richiamato in Regione, arriva Benedetto Tocchi. Uno dei pericoli resta la captazione fonte Pertuso, che ridurrebbe secco il fiume Aniene: a l'operazione favorirebbe l'espansione edilizia ai Castelli Romani, già in emergenza idrica. Bracciano e Martignano. guida del parco, c'è Valentino Riccioni, già consulente finanziario e dirigente di Banca Mediolanum. Con lui, arriva la proposta di costruire una schiera di chioschi lungo la spiaggia del lago Martignano e un campo di nella zona di Vicarello.