Gentile signora, perché i turisti vengono a Milano? Per vedere il Cenacolo, Santa Maria delle Grazie, i Navigli, la Pinacoteca di Brera, il Duomo, La Scala e il Castello col Parco. E del Parco le cose che più apprezzavano erano la vista dall'Arco al Castello con in mezzo il laghetto ed il Ponte delle Sirenette. Vengono per vedere la Milano della cultura, dell'arte, dell'architettura e della musica. Poi vengono per la immagine di capitale della moda e del design che si deve alla intelligenza dei suoi protagonisti e alla interazione con gli ambienti della Milano ottocentesca e post industriale. Alla fine vengono per gustare del buon cibo, fare shopping o passeggiare nelle strade della movida o negli ambienti della Milano storica. Possiamo poi chiederci cosa desiderano i milanesi: stando ai referendum il 90 per cento vuole riaprire i Navigli, avere più verde, meno traffico e aria pulita. Sembrerebbe quindi una scelta obbligata per una amministrazione consapevole la salvaguardia dei parchi e un restauro urbano rispettoso della storia. Invece, a parte il recupero della Darsena, tutto sembra congiurare contro il verde, gli alberi e gli ambienti storici. Uno degli aspetti della distruzione dell'immagine di Milano è l'occupazione degli spazi pubblici come l'Expo Gate che chiude la vista del Castello e l'enorme mela addentata davanti alla facciata del Duomo che ha troppe simbologie commerciali per non essere considerata sottocultura. E poi, sul prato davanti al palazzo della Triennale non se ne capisce l'utilità, se non per chi ne ha ricavato una parcella un gigantesco cubo che dovrebbe servire da biglietteria. Intanto la più bella veduta del Parco è stata sconvolta da una enorme piastra di cemento con quinte di ferro che toglie la vista dei prati e del laghetto il teatro Burri cambiando totalmente le intenzioni dell'architetto Emilio Alemagna che progettò il parco nel 1894. Se poi approveranno anche la collocazione nel Parco di una ruota panoramica l'opera di devastazione sarà compiuta. Walter Monici coordinatore dei Comitati del Parco Sempione Non ci potevo credere quando ho saputo che l'idea di installare una ruota panoramica, cioè qualcosa come seicento metri quadri di cemento, in pieno Parco Sempione, torna di attualità. M'illudevo fosse una follia archiviata non senza fatica ai tempi della precedente amministrazione. E invece ci risiamo. È vero che i tempi difficili inducono a grattare il fondo del barile mettendo a reddito fino all'ultimo tratto di prato, ma la volontà dei cittadini che con raccolte di firme qualche anno fa si erano espressi con chiarezza contro lo scriteriato progetto non può essere così sistematicamente ignorata. Isabella Bossi Fedrigotti