In mille all'inaugurazione della mostra di Gormley: «Un luogo da far rinascere, dopo le tragedie» Da oggi il Forte Belvedere torna di tutti. Di nuovo parte integrante della città, libero, anche nell'ingresso, perché la mostra di Antony Gormley «Human» inaugurata ieri davanti a un migliaio di persone rimarrà a ingresso gratuito fino al 27 settembre, dopo due estati di mostre a pagamento, «L'anima e la materia» di Zhang Huan e «Prospettiva vegetale» di Giuseppe Penone. Il Forte torna di tutti dalle ore 10, con chiusura della mostra alle 20 con ultimo accesso alle 19 (mentre di lunedì sarà sempre chiuso). Ma il bar, situato sul bastione a sud, rimane aperto fino alle 21.40 con una recinzione che da un lato impedirà ai frequentatori del bar di accedere alla parte espositiva e dall'altro li terrà lontani dalle zone più pericolose, per evitare così che calato il buio possano ripetersi i tragici incidenti costati la vita di Luca Raso e Veronica Locatelli, nel 2006 e nel 2008, e che hanno portato alla chiusura del Forte per anni. «Non prendetelo per un parco, ma trattatelo come un museo», era stato l'avvertimento, o meglio l'auspicio di Sergio Risaliti, co-curatore insieme a Arabella Natalini della mostra. Ma per i fiorentini non sarà facile dare retta allo storico dell'arte e lo si è visto già nel giorno dell'inaugurazione «su invito, circa mille in tutto specificava Risaliti ieri pomeriggio anche se non chiudiamo la porta a nessuno e se qualcuno vuole entrare anche senza invito lo facciamo entrare». E ci hanno pensato i bambini presenti a dare da lavorare ai molti addetti alla sicurezza (che da oggi avranno sicuramente da fare, vista appunto la gratuità dell'accesso al Forte Belvedere): difficile spiegare ai piccoli che le opere a forma umana di Gormley non sono panchine su cui riposare, specialmente quelle in cui lo Human di ferro è sdraiato a terra. Dall'altro proprio l'inaugurazione della mostra ha svelato tutto il desiderio che le persone hanno di riappropriarsi di questo luogo e delle sue inimitabili vedute: «Non ci venivamo da dieci anni, non vedevo l'ora di tornare qui a passeggiare», racconta una coppia di anziani che ha mostrato di essere più coinvolta dal panorama che dalle sculture. In buona compagnia, almeno a vedere l'esercito di macchine fotografiche puntate più sul panorama cittadino, che sulle opere. «Non sapevamo nemmeno che le scorse estati avessero fatto delle mostre, ma in questa occasione non è stata tanto la gratuità del biglietto quanto la volontà dell'amministrazione di far sapere che il Forte tornava "di tutti" a farci tornare la curiosità di salire quassù». La riapertura è stata vissuta da molti anche come una passerella in stile anteprima di Pitti: una sfilata di abiti sfarzosi e in molti casi anche bizzarri, da appuntamento mondano serale appunto. Oltre al parterre di politici, con il sindaco Nardella e l'assessore Sara Funaro tra i primissimi a entrare dopo il taglio del nastro. Ma anche l'ex sovrintendente al Polo Museale Cristina Acidini, l'ex sindaco di Bagno a Ripoli Luciano Bartolini e altri ancora. «Scopo di questa mostra è anche lanciare il messaggio che un luogo che è stato teatro di tragedie può e deve saper guardare oltre il dolore e tornare a rinascere», ha spiegato l'artista inglese Gormley che ha voluto anche realizzare una scultura per ricordare Luca e Veronica, precipitati tragicamente dai bastioni. Uno scopo che pare aver centrato il bersaglio, accolto da una moltitudine di famiglie accomunate in un coro di «non vedevamo l'ora di poter tornare a goderci il Forte e il suo Belvedere».