Fantastico, davvero fantastico: l'incantesimo della Carrara investe i bergamaschi e li trasforma in una moltitudine di raffinati esteti. Che spettacolo: la riapertura della grande galleria smuove entusiasmi e sentimenti come riusciva finora solo al nuovo iPhone in zona Oriocenter. Cosa dire: sarebbe ancora più fantastico che questo morbo della grande bellezza si trasformasse finalmente in un'incontenibile pandemia, mietendo vittime ovunque, in tutte le classi sociali, senza distinzione di sesso e di età. Sarebbe bello che si ammalassero gravemente assessori e geometri che hanno infestato la provincia di capannoni inutili e di rotonde coi palmeti, associazioni che per rianimare i borghi antichi sanno inventarsi solo sagre della birra, ma anche quei semplici cittadini che rifiniscono le loro dimore con capitelli in similcorinzio e fontane in similVersailles. Sì, una grande ondata di gusto che parte dalla Carrara e inesorabilmente va a cambiare l'anima dei bergamaschi, politici e non politici, convincendoli una volta per tutte che Bergamo non è una città qualsiasi, una come tante altre, ma che come poche altre va gestita con cura, rispetto, devozione, perché vera opera d'arte. E chissà che poi sull'impeto di questo nuovo afflato non si possa prima o poi guardare con occhi spietati anche la grande bruttezza, di cui colpevolmente ci siamo circondati negli ultimi decenni. Fra poche ore arriverà l'invasione di Expo: purtroppo, oltre al beauty-tour della Carrara e di Città Alta, abbiamo pronto un bad-tour deprimente. Chi arriva dall'autostrada si trova davanti l'orrore di quell'edificio tristemente vuoto, finora essenziale soltanto per oscurare la cartolina delle Mura. Pochi metri più in là, la desolazione di uno scavo per una seconda struttura mai nata. Chi invece arriva dalla stazione mette subito piede su quel tremendo piazzale che menti eccelse hanno pensato per anni nei loro vipposi studi d'architettura. E chi poi sale a contemplare estaticamente Città Alta, passeggiando sugli spalti, appena sotto al Sarpi, può godersi la vista di quella voragine piena di detriti, sovrastata da inamovibile gru, che da tempo immemorabile sfregia l'armonia (sempre che pure quella schifezza non faccia ormai parte del patrimonio dell'Umanità). Non procedo con la lista. Ma è un fatto: accanto alla grande bellezza, abbiamo in esposizione tanta bruttezza. Se siamo gente seria, dobbiamo considerare la Carrara un punto di partenza, non di arrivo. Certo, con quello che abbiamo combinato, l'impegno non è da ridere: per riaprire l'adorabile pinacoteca sono serviti sette anni, per rimettere mano a una Bergamo bella non ne basteranno settanta.