L'artista francese che da oggi espone al Madre racconta di un suo progetto mai realizzato a Napoli Ci ha pensato Daniel Buren, presentando ieri la sua installazione al Madre intitolata «Come un gioco da bambini» a riproporre l'idea di portare l'arte contemporanea a Bagnoli in alcuni spazi dell'area dell'ex Italsider. E guarda caso appena due giorni dopo la suggestione lanciata proprio sul nostro giornale da Carmine Piscopo, docente di Architettura alla Federico II e titolare della delega all'Urbanistica nella giunta De Magistris, che aveva parlato dell'ex acciaieria come di una possibile Tate Modern napoletana. Idea evidentemente non nuova se proprio ieri l'artista francese, citando la sua lunga consuetudine con la città partenopea, ha ricordato di un suo progetto nel cassetto, elaborato alcuni anni fa insieme ad altri colleghi, fra cui Kounellis, sulla riqualificazione della periferia Ovest: le acciaierie dismesse di Bagnoli come grandi residenze per artisti, una spiaggia finalmente restituita alla città e un museo marittimo. «Purtroppo ha commentato Buren non se n'è fatto nulla». Come del resto non ebbe grande seguito nemmeno la Pan Studios Artists residency del 2010, con un concorso di idee di giovani artisti coordinati dallo stesso Buren, per ridisegnare la Bagnoli del futuro. Un progetto sotto l'egida degli Incontri Internazionali d'Arte con un comitato scientifico presieduto dallo stesso Buren e costituito da Graziella Lonardi Buontempo, da Mariagloria Bicocchi, da Giuseppe Merlino e da Marina Vergiani, che aveva scelto inizialmente Salvatore Elefante, Luana Perilli, Michael Just e Leo Marz, selezionati per un programma di residenza di sei mesi. Il cui risultato era stato poi esposto per breve tempo nella project room del Pan, senza esiti successivi, anche a causa del totale cambio di gestione intervenuto subito dopo a Palazzo Roccella. Si trattava comunque di «Le stanze flottanti della cultura», «Scuola di periferia» e «NapoliConTatto», tre idee d'integrazione di Salvatore Elefante, «Transformation, Manufacturing and the Productive Forces of Knowledge and Language: A Temporary Socio-Economic System for the Distribution of Meaning» di Michael Just, «Yet Unnamed, three exercises on contextual materiality» di Leo Marz, e «Un bel dì vedremo.. (e poi la nave appare)» di Luana Perilli. Intanto c'è attesa a partire dalle 18, per Le Invasioni Digitali, il progetto ideato da Fabrizio Todisco e Marianna Marcucci che vedrà i partecipanti capeggiati da Fabrizio Barbato, misurarsi con il gioco «YellowInvasion. Thegame», in omaggio proprio alla mostra di Buren. Gli invasori, divisi in squadre, dovranno misurarsi on una serie di quiz per poter scoprire tutte le sale del museo. Attività gratuita che prevede 30 partecipanti.