Talmente delicata, soprattutto per via del microclima da mantenere costante, che a visitarla a partire da questo fine settimana potranno essere solo poche persone al mese, ogni seconda e quarta domenica, in gruppi di massimo sei su turni (ore 10, 11, 12) e pagando un biglietto di sette euro e cinquanta con prenotazione obbligatoria (tel. 06.39967700). Ma apre al pubblico. Ed era successo poche volte dal lontano 1917, anno in cui fu scoperta durante i lavori per la ferrovia Roma-Cassino-Napoli. Si sta parlando della cosidetta «Basilica pagana di Porta Maggiore», «gioiello» ipogeo della prima metà del primo secolo dopo Cristo, ancora oggi conservato a nove metri sotto i binari e sotto il livello dell'attuale via Prenestina. Un «gioiello» assai probabilmente legato a una setta misterica (probabile proprietario del sito fu Tito Statilio Tauro, citato in giudizio per pratiche magiche da Agrippina, madre di Nerone, e che per questo si tolse la vita evitando l'onta di un processo) nato dunque ipogeo e non divenuto tale dopo stratificazioni secolari come spesso accade per tanti monumenti. Ora la basilica probabile sede di un culto neopitagorico è accessibile scendendo 44 gradini su tre rampe di scale, che conducono il visitatore in un vestibolo con affreschi e pavimento mosaicato che a sua volta apre su una sala basilicale lunga dodici metri (al luogo si accedeva e si accede tramite un dromos , in parte perduto). Al momento e per molti mesi ché i restauri proseguono dopo quelli effettuati con 500 mila euro di fondi Arcus e con stanziamenti della Soprintendenza archeologica di Stato, servono circa tre milioni per terminare i lavori l'osservatore si fermerà qui, separato da una cordicella e con lo sguardo che potrà solo affacciarsi sull'ambiente principale, primo esempio in Occidente di impianto basilicale con tre navate e abside semicircolare (modulo poi ripreso in età cristiana) caratterizzato soprattutto dalla meravigliosa decorazione a stucchi figurati con scene della mitologia classica, tra cui il suicidio di Saffo nell'atto di lanciarsi dalla rupe.