Il servizio su Palazzo del Podestà merita di essere commentato. Nell'estate del 2012 il consiglio comunale decretò che era indifferibile e urgente dar corso all'appalto del primo lotto dei lavori del Palazzo del Podestà essendo già individuata l'impresa vincitrice e considerati i pericoli sulla sicurezza dell'edificio manifestati durante il terremoto. Al fine di formalizzare il contratto fu convocata l'impresa, ma il sindaco con un improvviso voltafaccia rimandò la firma a un nuovo incontro nella settimana successiva. Sapendo che Sodano sarebbe partito per le sue vacanze il giorno dopo, presi carta e matita e mi dimisi. Capii in quella occasione che Sodano era un uomo con cui non si poteva avere un rapporto certo come si usa spesso nella società civile, ma un rapporto politico che può disattendere ciò che si è confermato un minuto prima. Anche contro la volontà del consiglio comunale. Una delle tante ragioni per cui non stimo Sodano. Capii a quel punto che tutti i progetti che avevo portato all'attenzione della coalizione di maggioranza si sarebbero arenati e quindi era inutile rimanere a fare l'assessore ai lavori pubblici. Iniziò a quel punto una crisi dove per lungo tempo fummo indecisi come movimento se chiudere l'esperienza o continuare. Prevalse la decisione di continuare ponendo condizioni che ci consentissero di ottenere risultati positivi per l'ambiente e un rinnovamento culturale. Furono posti come condizione interventi sulle scuole, l'appalto del Palazzo del Podestà e molti altri lavori per migliorare la città. Fu tutto accettato, fu nominata la Maffini all'ambiente e Tonelli alla cultura e turismo. I risultati positivi vennero ben presto sino all'estate del 2014 quando Sodano con la complicità di Longfils mise a segno la sua vendetta. Ben poco fu fatto per gli altri impegni concordati, salvo qualche modesto intervento di questi ultimi mesi ai fini elettorali. La firma del contratto di appalto del Palazzo del Podestà fu posta il 18 aprile 2014, quasi due anni dopo dall'incontro dell'estate del 2012. Oltre all'incapacità di portare avanti con determinazione i programmi concordati quale condizione dell'appoggio del nostro movimento, Sodano non è stato capace ad oggi di motivare l'intervento sul Palazzo del Podestà che è certamente implicito nel recupero del bene storico ma anche nella sua destinazione d'uso. Su questo aspetto fondamentale Sodano e Cavarocchi non hanno dato risposte precise, lasciando decidere alla nuova amministrazione. Certamente se Sodano avesse firmato il contratto nel 2012 oggi il cantiere sarebbe a uno stato avanzato dei lavori. E non vale trincerarsi dietro le prescrizioni della Sovrintendenza. Capisco che il farmacista Cavarocchi non conosca i meccanismi, ma il sindaco architetto non dovrebbe ignorare che gli interventi di restauro richiedono un continuo dialogo con i funzionari della Sovrintendenza.
MANTOVA - LA VENDETTA DEL SINDACO ARCHITETTO
Il consiglio comunale decretò nel 2012 che era urgente dare corso all'appalto del primo lotto dei lavori del Palazzo del Podestà. L'impresa vincitrice era stata individuata, ma il sindaco rimandò la firma del contratto. L'autore del testo si dimise e capì che il sindaco, Sodano, era un uomo difficile da lavorare con. Il movimento politico decise di continuare, ma con condizioni per ottenere risultati positivi. Furono concordati interventi sulle scuole, l'appalto del Palazzo del Podestà e altri lavori. Sodano firmò il contratto di appalto del Palazzo del Podestà solo il 18 aprile 2014, quasi due anni dopo dall'incontro del 2012.
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