L'assessore regionale punta sulle sinergie tra associazioni. «Dare ascolto all'utente finale» Un mondo della cultura da "svecchiare", troppo centrato su operatori che sono sempre gli stessi, con proposte poco innovative e lontane dai gusti del pubblico. Questo è ciò che sta costringendo un'amministrazione regionale, con molti meno fondi rispetto a pochi anni fa, a rivedere le sue politiche. In futuro, queste dovranno essere centrate anche sull'utente, visti i monitoraggi sempre piú realistici e severi che sta effettuando chi deve stanziare contributi. E per inciso, sono il 40-45 in meno rispetto a pochissimi anni fa. Un discorso che ha fatto ieri sul tema l'assessore regionale alla Cultura Gianni Torrenti a Gorizia, in apertura al convegno "Amministrazione della cultura nell'Alto Adriatico. Friuli Venezia Giulia, attività culturali e dimensione europea", organizzato dall'associazione Historia. Con l'assessore vari ospiti, tra cui diversi dirigenti regionali del settore, l'ex direttore del Primorski Dnevnik Bojan Brezigar e il presidente della Giunta esecutiva dell'Unione italiana di Slovenia e Croazia Maurizio Tremul. L'obiettivo dell'iniziativa era legare lo studio della disciplina regionale del Friuli Venezia Giulia per il settore delle attività culturali con le ricerche di Historia e dell'associazione Coordinamento Adriatico di Bologna sulla toponomastica in Alto Adriatico e sugli archivi che conservano il patrimonio storico e artistico italiano. La tematica si lega alle problematiche delle minoranze. Torrenti, cui sono spettate anche le conclusioni, in apertura ha sottolineato: «I linguaggi stanno cambiando e, pur avendo buoni prodotti, ottime collezioni e grandi possibilità di sviluppo e di lavoro, non sono piú adatti al pubblico, soprattutto giovane. Ci sono poi moltissime associazioni, il che va benissimo, ma sono 10 mila 338. È chiaro che si rischia di essere autoreferenziali». Queste e altre considerazioni «non vogliono spaccare un settore con l'accetta, ma fare un quadro abbastanza fedele». Tra le soluzioni, delle normative che accompagneranno le realtà a confrontarsi e a lavorare in sinergia e leggi mirate a creare competizioni tra strutture simili. «Nella fase intermedia, qualcuno "ci rimetterà le penne", ma poi nel tempo dovrebbe nascere un nuovo sistema, che comprenda le realtà emergenti». Tra le novità, una legge in calendario il prossimo 8 settembre sui beni culturali, architettonici e archeologici. In pratica «i musei dovranno inseguire standard e parametri di tipo europeo dai quali siamo lontanissimi. Parlo di una gestione scientifica, della capacità di formare del personale interno che si relazioni adeguatamente col visitatore, di bookshop, di punti di ristorazione». Di cose che, evidentemente, non abbiamo. (e.mass.)