Beni culturali: l'esperto Luca Nannipieri bacchetta cittadini e istituzioni «Preservare il patrimonio storico non è una facoltà ma un obbligo preciso» di Sharon Braithwaite Dimore storiche, un bene di lusso? Secondo l'esperto Luca Nannipieri, che ne ha parlato in occasione del convegno di domenica alla Villa di Corliano organizzato dal Centro Studi San Savino, sono beni di interesse sociale e di utilità pubblica. Pertanto, dovrebbero essere i cittadini stessi a tutelare questi luoghi, che costellano anche l'area pisana. «In Italia sono quasi 40.000 i palazzi, le ville, i parchi, i cortili e i giardini di proprietà privata: un patrimonio artistico che tutto il mondo ci invidia e che è in gran parte abbandonato afferma Nannipieri, membro del board di Magna Carta, la fondazione culturale che a ottobre 2014 ha presentato una proposta di legge per riformare il sistema di salvaguardia dei beni culturali . L'articolo 9 della Costituzione sancisce che "la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione": i cittadini, quindi, non hanno facoltà di tutelarlo, ma il dovere di farlo in concerto con le istituzioni». Secondo Nannipieri, le ville storiche private hanno una funzione educativa pubblica pari ai grandi musei statali. «Il sistema delle soprintendenze non funziona, pur avendo avuto delle glorie nel '900, oggi non riesce a gestire un patrimonio così ampio come il nostro. Non è vero che non ci sono i soldi per valorizzarlo, quelli che ci sono vengono spesi malissimo» dice Nannipieri. «L'Italia - spiega - avrebbe la possibilità di vivere del suo patrimonio storico e artistico. Affinché ciò accada, questi beni dovrebbero essere dati in gestione a strutture terze a bilancio interno e riceverebbero dallo Stato finanziamenti in base a quanto trovano. Oggi gli stipendi dei soprintendenti non dipendono dal numero di visitatori». Un esempio eclatante di abbandono di beni privati, secondo Nannipieri, è la Rocca di Ripafratta. «Il codice dei beni culturali impegna lo Stato a intervenire se i privati non ha i fondi o non vuole restaurare il bene di sua proprietà e di interesse sociale afferma Nannipieri -. Lo Stato può imporre il restauro. Se ciò non accade, può procedere con un atto supremo di pignoramento. Il luogo deve essere preservato in ogni caso». Altri casi simili? «L'abbazia di San Savino, tenuta malissimo aggiunge -. L'ex monastero di Nicosia: un'associazione locale da anni chiede di prenderlo in gestione almeno in parte, niente di fatto, è in stato di degrado. Penso anche alla chiesa di San Jacopo a Zambra: la parrocchia chiede da anni interventi urgenti senza ricevere risposta». Ma la colpa di questo abbandono non è solo del governo. «Anche la politica locale è paralizzata e ha le sue responsabilità. È incredibile che Pisa riesca a trattenere i turisti in città solo le ore necessarie a visitare Piazza dei Miracoli».
Un grido d'allarme per Ripafratta e Nicosia
L'esperto Luca Nannipieri sostiene che i beni culturali, come le ville storiche private, sono beni di interesse sociale e di utilità pubblica e quindi dovrebbero essere tutelati dai cittadini stessi. Secondo Nannipieri, il sistema delle soprintendenze non funziona e gli stipendi dei soprintendenti non dipendono dal numero di visitatori. L'Italia avrebbe la possibilità di vivere del suo patrimonio storico e artistico se questi beni fossero dati in gestione a strutture terze a bilancio interno e riceverebbero finanziamenti dallo Stato. Nannipieri cita l'esempio della Rocca di Ripafratta, dove lo Stato può imporre il restauro se i privati non hanno i fondi o non vogliono restaurare il bene.
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