La Provincia: «Non è museo». Ma nel 2002 l'aveva inserita nella guida CARRARA. In questi giorni ha suscitato accese polemiche il fatto che sia il Museo del marmo che l'Accademia di Belle Arti siano state escluse dalla rete museale provinciale e dal progetto "Terre dei Malaspina e delle statue stele". A spiegare i motivi di queste esclusioni è stata la stessa Provincia in un comunicato, affermando che "il Museo del marmo non rientra nel sistema non perché sia fuori tema, ma per il fatto, noto, che il Comune di Carrara non ha aderito al progetto". Una "giustificazione" assai indicativa della mancanza di dialogo tra la nostra amministrazione cittadina e Palazzo ducale. Diverso, invece, il motivo che avrebbe portato all'esclusione dell'Accademia, massimo istituto scolastico di Massa-Carrara, ospitato proprio all'interno di un palazzo appartenuto ai signori Malaspina, il cui nome è menzionato già nel titolo stesso del progetto. «L'Accademia -prosegue il comunicato della Provincia- non vi rientra perché non è un museo: non è presente nel sistema informativo sui musei della Regione Toscana. Non lo era nel 2008, quando è stato inserito nel primo progetto che riguardava il Piano integrato della cultura. La Regione ci comunicò che il palazzo non era presente nel sistema informativo così come non lo è ad oggi. Per essere accreditati come musei bisogna fare richiesta alla Regione e quindi essere iscritti all'anagrafe regionale, inviare ogni anno dati sui flussi dei visitatori». La convenzione di "Terre dei Malaspina e delle statue stele", inoltre, prevede che possano aderire al sistema quei musei che garantiscono il rispetto di standard minimi di qualità in termini di presenza di uno statuto, operatori di riferimento ed apertura assicurata continuativamente nell'annualità. Secondo la Provincia, dunque, l'Accademia, non essendo museo, non poteva rientrare nella rete. Occorre però ricordare che nel 2002 lo stesso assessorato provinciale alla cultura, retto all'epoca da Fabrizio Magnani, aveva curato la pubblicazione della prima "Guida ai Musei della Provincia di Massa-Carrara", che, realizzata con il contributo della Regione, inseriva tra i 12 istituti museali del nostro territorio anche la "Raccolta di marmi antichi dell'Accademia di Belle Arti di Carrara". Un intero capitolo di questa guida, scritta dall'archeologo e storico dell'arte Enrico Dolci, all'epoca titolare della cattedra di beni culturali della stessa Accademia, è infatti dedicato alla descrizione dei 18 pezzi che compongono la collezione dei marmi romani della scuola, in cui figurano anche esemplari medioevali, rinascimentali e post-rinascimentali. Il più noto di tali reperti è il rilievo di Fantiscritti, che, risalente all'epoca dell'imperatore Settimio Severo (193-211) ed arrivato in Accademia nel 1863, raffigura Giove, Ercole e Bacco. Su di esso sarebbero impresse le firme di Michelangelo Buonarroti ed Antonio Canova. Secondo il volume questa raccolta avrebbe incominciato a costituire ufficialmente un museo dal 1938, grazie ad un progetto di Adolfo Angeli, presidente dell'Accademia dal 1924 al 1936 e sindaco di Carrara dal 1923 al 1925. Stando così le cose, appare davvero difficile comprendere come mai la Provincia affermi oggi che l'Accademia "non è un museo". Forse che a Palazzo ducale abbiano dimenticato l'importanza museale di questi marmi? David Chiappuella