La storia della «Madonna col Bambino e due Angeli», uno dei pezzi forti degli Uffizi e fra le icone più celebrate dell'arte religiosa quattrocentesca entrata con tale prepotenza nell'immaginario collettivo da esser trasformata in souvenir, santino e persino partecipazione della prima comunione è ancora oggi un mistero: non si sa chi sia stato il committente, rimane solo un cartellino sul tergo della tempera su tavola realizzata da Filippo Lippi tra il 1465 e 1467 che attesta la provenienza dalla villa medicea di Poggio Imperiale nel 1796. Ma il restauro, realizzato da Daniele Rossi grazie agli Amici degli Uffizi e all'intervento finanziario della Kyoto International Culture and Friendship Association, cerca di svelare qualcosa di più delle bellezza originaria di questo dipinto, del suo delicato cromatismo, fino ad oggi rimasto nascosto da interventi di recupero approssimativi e invasivi; ci svela, insomma, qualche nuovo segreto «su quell'effetto mimetico e traslucido che Lippi voleva e riuscì a produrre. L'obiettivo della pittura fiorentina del Quattrocento prosegue il soprintendente Paolucci è quello di rappresentare l'infinitamente vicino e l'infinitamente lontano, pienamente raggiunto dai fiamminghi: Lippi cerca di rappresentare con la stessa esattezza ottica l'abito della Vergine, con le sue granature, e il paesaggio che le fa da sfondo, infinito e insieme preciso, dove si nota la cupola del Duomo, i muretti a secco tipici della campagna toscana ma anche una vastità da togliere il fiato». Impossibile, spiega Daniele Rossi, restituire la brillantezza dei colori originali che accendevano di luce questa Madonna dal volto imbronciato e distratto alla quale due angeli (di cui uno punta gli occhi vivaci e bricconi su chi osserva il dipinto, e sembra mostrare ali posticce) porgono un Gesù in fasce che invoca attenzione, «ma, una volta tolta la patina di fissativo ingiallito, steso malamente in un precedente restauro probabilmente ottocentesco, è venuta fuori con maggiore viva-cità rispetto al passato l'attenzione ai minimi particolari, dai drappeggi del manto ottenuto con largo impiego di azzurrite, alle velature». L'intervento (costato 20 mila euro) ha salvato, tra l'altro, il dipinto («realizzato con pennellate come d'acquerello, che hanno più a che fare con l'affresco che con la tempera su legno» sottolinea Alessandro Cecchi, del dipartimento pittura del Medioevo e del primo Rinascimento degli Uffizi) dall'aggressione di insetti xilofagi, eliminati con una nuova tecnica che utilizza l'azoto. L'opera è esposta agli Uffizi insieme al disegno preparatorio ed è collocata su un piedistallo in modo da poter osservare, sul retro, lo schizzo originale raffigurante il volto di una fanciulla.
Firenze. Torna agli Uffizi la Madonna-icona di Filippo Lippi
Il dipinto "Madonna col Bambino e due Angeli" di Filippo Lippi, uno dei pezzi forti degli Uffizi, è stato oggetto di un restauro recente grazie agli Amici degli Uffizi e alla Kyoto International Culture and Friendship Association. Il restauro, realizzato da Daniele Rossi, ha rivelato alcuni segreti sulla bellezza originaria del dipinto, come il delicato cromatismo e l'effetto mimetico e traslucido che Lippi voleva produrre. Il dipinto rappresenta l'infinitamente vicino e l'infinitamente lontano, con la Vergine e i due angeli che porgono un Gesù in fasce.
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