Volevano realizzare un take-away di lusso e una spa a Palazzo Arcucci Il sindaco Marrone: "Chiedo un incontro a Franceschini il patrimonio va salvato" «TROPPO vecchio». Sembra una boutade, riferita a Palazzo Arcucci ( nella foto ) uno dei siti del Miglio d'oro, perle di valore inestimabile spesso abbandonati e dimenticati. E' invece il giudizio dei cinesi, che da qualche tempo "cercano casa" per i loro affari proprio sulla strada che costeggia il mare dei comuni vesuviani. Avevano un'altra idea gli asiatici, dopo il mega-market aperto tra Ercolano e Torre del Greco che ha intasato irreparabilmente il traffico alle falde del Vesuvio. Aprire un take away di lusso in una delle ville o palazzi settecenteschi del Miglio d'oro. Un'idea diventata specifico oggetto di richiesta e numerosi proprietari, dopo che avevano verificato che non era possibile acquistare una delle 121 residenze patrimonio dell'Ente Ville Vesuviane. Quelle non sono in vendita, neanche per chi arriva con una valigetta piena di euro. I responsabili della società che sta sondando il terreno perlustrandolo no limits dai confini di Torre Annunziata fino a San Giovanni a Teduccio, avevano messo gli occhi su alcuni edifici d'epoca di Portici e di Ercolano. In via Marittima, un palazzo che compare già nella mappa settecentesca del Duca di Noja, Palazzo Arcucci, con una bella corte, il giardino, quelle che un tempo erano le scuderie ha attirato l'attenzione degli investitori cinesi. L'edificio, per un certo periodo sede di una conceria, ha una cappella annessa, in passato è stata oggetto di furti. Ma quando l'hanno vista più da vicino, il commento dei potenziali interessati è stato: «Peccato, è troppo vecchia, per noi non va bene». Una mancanza di rispetto che il patrimonio vesuviano davvero non merita. Ma in fondo commisurata soltanto alla funzionalità di un esercizio commerciale che con le antiche dimore non ha niente a che vedere. I futuri ristoratori di un altro continente, abituati forse alle svendite fuori stagione, si sono quindi rivolti ad altri siti più a sud, dove hanno annunciato di voler mettere in piedi anche una spa, oltre al mega-ristorante. Commenta l'episodio il sindaco di Portici, Nicola Marrone, reduce da un tavolo intercomunale con i tecnici del Grande Progetto Pompei, la capitaneria di Porto e il sindaco di Torre del Greco e i dirigenti del Comune di Ercolano. Al centro della discussione, la visione sistemica del recupero del patrimonio storico- artistico dell'ex Provincia, ora Città metropolitana. Il rischio del nuovo regime è infatti che si crei un doppio binario con patrimoni amministrati a due diverse velocità. Da una parte i palazzi sotto tutela del ministero, dall'altra quelli "di serie B", divisi a loro volta in pubblici e in privati, vere cenerentole, come le ville e i palazzi privati, per i quali non c'è incentivo o sostegno al restauro. «Il nostro patrimonio - osserva Marrone - va salvaguardato al di là di quello pubblico, dove pure sarebbe necessaria una politica di restauri, anche da far rientrare in quella della buffer zone del Grande Progetto Pompei. In quell'ottica bisogna lavorare con una necessaria visione di insieme, non come singolo comune: oggi abbiamo parlato di mobilità e messa in sicurezza, di vie del mare. Così, insieme, i comuni, la Regione, il GPP e anche i ministeri, che devono fare la loro parte, dobbiamo agire per prevedere il rilancio del territorio in maniera sistemica». Tra le richieste di Portici, la restituzione alla Reggia della sua funzione di sede del primo museo archeologico ercolanense. «Ho chiesto un incontro al ministro - conclude il sindaco - perché inserisca tra i Palazzi borbonici, alla stessa stregua di Capodimonte o di Carditello, la Reggia di Portici. Questo la metterebbe al sicuro perché sarebbe tra i siti reali sotto tutela del Mibact ».
Cinesi a caccia di ville vesuviane ma l'affaresalta: "Troppo vecchia"
Riassunto in 200 parole:
Il sindaco di Portici, Nicola Marrone, ha espresso preoccupazione per il futuro del patrimonio storico-artistico del Miglio d'oro, dopo che alcuni investitori cinesi hanno espresso interesse a realizzare un take-away di lusso e una spa in una delle ville settecentesche del sito. I proprietari delle ville, che non sono in vendita, hanno rifiutato l'idea, considerandola troppo vecchia. Il patrimonio vesuviano è stato oggetto di discussioni tra i comuni, la Regione e i ministeri, con la richiesta di una politica di restauri e di un'azione sistemica per il rilancio del territorio.
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