CENTOTRENTA pagine di analisi e risposte ai quesiti della Procura - posti dai pubblici ministeri Stefania Di Dona e Lucio Giugliano, coordinati dal procuratore aggiunto Luigi Frunzio - più un dossier allegato di fotografie e una lunga nota tecnica, sono stati depositati dal professore Augenti venti giorni fa ma, dopo una breve secretazione, solo nelle ultime ore i legali dei 44 soggetti inquisiti, tra i quali quattro dirigenti del Comune di Napoli, hanno potuto aver accesso a quelle carte. "La natura di reperti acquisiti lascia presumere che, con ogni probabilità, gli elementi precipitati al suolo facessero parte degli stucchi che ornano la voluta laterale destra del frontone, in particolare ne costituissero i petali del fiore centrale", scrive nelle conclusioni il perito. Quei fregi "che hanno colpito il giovane Salvatore si sono distaccati dal frontone di sommità", continua l'esperto nella relazione consegnata ai magistrati della Procura della Repubblica. E su quel frontone, spiega ancora Augenti, affrontando il nodo decisivo della vicenda, "è profondo convincimento dello scrivente che esso costituisca parte integrante e inscindibile della facciata d'ingresso e tamponamento del Braccio della Galleria Umberto I a cui si accede da via Toledo". Chi ne è proprietario, è in sintesi il quesito della Procura? Risponde il perito: "Si riportano qui di seguito alcuni aspetti documentali che dimostrano la proprietà pubblica del frontone". E cita, nei dettagli degli articoli 24 e 20, "l'istrumento di concessione per la bonifica del quartiere Santa Brigida e la costruzione dell'annessa galleria" del 1886, che poi sintetizza così: "Il dispositivo appare estremamente chiaro ove precisa che la manutenzione delle decorazioni" e "non v'è dubbio pertanto che la manutenzione pubblica andasse estesa oltre che alle coperture in ferro e vetro anche alle facciate d'ingresso e di tamponamento dei percorsi pubblici pedonali (attribuite dall'articolo 24esimo in proprietà del Comune) ed ai sovrastanti frontoni che costituivano parti integranti di esse". Il perito mostra a sostegno anche la convenzione del 1893 tra Municipio di Napoli e impresa Esquilino, citando un commento di Ugo Carughi, architetto con lunga esperienza in Soprintendenza. "D'altro canto se così non fosse stato scrive ancora Augenti- in occasione dei lavori di restauro e assicurazione svolti dai condomini di via Toledo numero 210 e di piazzetta Serao numero 7, l'amministrazione comunale avrebbe imposto a ciascun condominio- e preteso - che i lavori fossero estesi anche alla facciata di ingresso e tamponamento del Braccio di galleria". Ma, persino al di là della proprietà, in che condizioni erano quei fregi e quelle parti del monumento? "La parte di facciata dalla quale si sono distaccati alcuni elementi dei fregi - rileva il perito - ovvero il frontone appartenente al prospetto d'ingresso , versava in pessime condizioni di manutenzione". Augenti sottolinea severamente che quando è andato a fare il sopralluogo dopo la tragedia, il "cornicione di chiusura superiore risultava fortemente dissestato e pericolante con numerosi elementi fessurati o distaccati in procinto di precipitare al suolo". Ora toccherà alla magistratura continuare le indagini alla luce di questa analisi e trarre le conclusioni. Resta da capire se il Comune si costituirà parte civile contro coloro che rivestono ruoli pubblici nell'amministrazione comunale, che stando alle conclusioni cui dovranno arrivare pazientemente i magistrati, hanno determinato un tale lutto con le loro condotte di presunta incuria e sciatteria. E se lo stesso sindaco sentirà la responsabilità politica di quella mancata cura e manutenzione che, a detta della voluminosa perizia, ha segnato la vita di un ragazzino e della sua famiglia.