HERAT manda i suoi rappresentanti, ieri e oggi, a Firenze: insieme, afghani e università fiorentina, riordinano la città. Un ammasso di case, di gente che si sposta al 60 a piedi, il 30 con macchine inquinanti, nessuno in bici, solo il 4 sui bus vecchi, affollati e fuori orario perché gli autisti, pagati a cottimo sui biglietti, deviano alla rincorsa dei clienti. Insieme alle case, i minareti che bucano il cielo in mezzo al deserto su cui sorge Herat. Una città cresciuta alla rinfusa durante la guerra con i russi, che ha ancora molti problemi. «La disoccupazione, il caos della crescita dai 250 mila abitanti del 1963 a 500 mila e la previsione del raddoppio nel 2020, la tossicodipendenza e qualche terrorista nonostante siamo la città più sicura del paese. Ma abbiamo anche una tradizione di cultura e, trovandoci al centro delle grandi vie di comunicazione dell'est, buone prospettive economiche», spiegano, entusiasti di proiettarsi nel futuro, il sindaco, il responsabile locale del ministero per lo Sviluppo urbano Feridun Sarway, Aziz Jami, e Timor Qayoomi distaccato al LaGes, il laboratorio di geografia sociale dell'Università di Firenze, dipartimento di storia e archeologia (Sages). Sindaco e ministri sono a Firenze, ieri al Sages, salutati dal vicesindaco Giachi, e oggi in Palazzo Vecchio, per fare il punto sul master plan che li farà uscire dal disordine urbano e costruire tre città satelliti per non cementificare la campagna. Gli afghani lo hanno redatto insieme al gruppo dell'Università di Firenze guidato dalla docente di geografia sociale Mirella Loda e a cui collaborano Massimo Preite, docente di architettura, e i professionisti Mario Tartaglia e Gaetano Di Benedetto. Il ministro Hamid Jalil con due deputate, Tayeba Zahidi e Masuda Karukhi, annunciano, ringraziando perché «da soli non ce l'avremmo fatta», che il master plan è stato adottato dal governo. Ora è un vero piano strutturale che inizia a realizzarsi tramite il piano regolatore di un quartiere, il 9, tra case, scuole, centri per sole donne che altrimenti restano a casa, e il piano per la mobilità di tutta la città: tangenziale, percorsi per la bici, tramvia.