Entro due mesi dovrebbe sbloccarsi, finalmente, la situazione della Reggia di Carditello, complesso di origine borbonica che dopo anni di pesante degrado dal febbraio 2014 è di proprietà dello Stato. Ora il Mibact procederà alla sua valorizzazione, creando una fondazione entro giugno. A dirlo è il ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo Dario Franceschini che spiega: «Sarà siglato entro giugno l'accordo tra Mibact, Regione Campania e Comune di San Tammaro che segnerà l'avvio del progetto di valorizzazione ed accoglienza della Reggia di Carditello. Quella di oggi è stata una riunione molto importante (vi hanno preso parte anche il Segretario generale e il Direttore generale musei del Mibact, rispettivamente Antonella Recchia e Ugo Soragni, l'assessore al turismo della Regione Campania Pasquale Sommese, il sindaco di San Tammaro Emiddio Cimmino, l'ex ministro Massimo Bray e i rappresentanti di "Agenda 21", il coordinamento delle associazioni che da anni si stanno battendo per salvare la Reggia campana, Ndr) perché siamo finalmente passati dalle parole ai fatti e abbiamo individuato un percorso preciso che porterà alla rinascita della Reggia di Carditello in continuità con il lavoro fatto nel passato dal ministro Bray». Presto, dunque, la Reggia potrebbe essere riaperta e a questa prima fase seguirà una elaborazione dei piani strategici di sviluppo culturale e di valorizzazione del monumento. Nello scorso febbraio l'ex ministro Bray e la giornalista Nadia Verdile per la loro attenzione su Carditello hanno ricevuto minacce di morte (Cfr. Il Giornale dell'Arte online, 26 febbraio '15). La Reale tenuta di Carditello faceva parte di un gruppo di 22 siti della dinastia borbonica ed è realizzata in stile neoclassico: venne destinata da Carlo di Borbone (1716-1788) a luogo per la caccia e l'allevamento di cavalli e poi trasformato da Ferdinando IV di Borbone (1751-1825) in una fattoria modello per la coltivazione del grano e l'allevamento di cavalli e bovini.