Renzo Piano lo definisce «un edificio disubbidiente», e in questa frase c'è tutta la filosofia del nuovo Whitney Museum che ha progettato, e che aprirà al Meatpacking District di Manhattan il primo maggio. Disubbidiente come l'America, e perciò libero, aperto alla città, fuso con l'ambiente urbano circostante, «perché i musei non devono intimidire, ma piuttosto avvicinare la gente e incuriosirla all'arte». Incontro Piano nel caffè all'ingresso del museo, che è tutto un programma: i tavolini sono separati dal marciapiede esterno da una vetrata, ché se uno non fa attenzione ci va a sbattere contro. Infatti la gente che passa si affaccia, riconosce l'architetto famoso, e si ferma a scattare foto. «La città passa dentro all'edificio, anche non volendo, e così magari entra, scoprendo la bellezza dell'arte». Questa è l'idea da cui è partito Piano: «I musei non devono intimidire la gente, ma attirarla. È un po' il concetto che avevo cercato di realizzare anche al Beaubourg». Il punto di partenza è stata l'acqua: «Io sono nato a Genova, l'acqua per me è un elemento fondamentale. Quando non c'è, me la vado a cercare, perché rende tutte le cose più belle». In questo caso non si è dovuto sforzare troppo, perché il lato occidentale del nuovo Whitney si affaccia proprio sull'Hudson River: «Quando ho saputo che volevano trasferirlo in questa zona ho accettato subito l'incarico, perché mi offriva la possibilità di lavorare in un ambiente ideale». Ideale perché «mi consentiva insieme di flirtare con la città, e giocare con l'acqua». A questo punto serve una spiegazione topografica. Il nuovo Whitney ha abbandonato la sede disegnata da Marcel Breuer sulla Madison Avenue, Uptown, per tornare alla sue origini Dowtown. Ha individuato lo spazio fra l'Highline, ossia il parco realizzato sopra una linea abbandonata della metropolitana, che è diventato la più grande attrazione turistica di New York degli ultimi anni, e l'autostrada che corre lungo l'Hudson: «È uno spazio irregolare, che richiedeva una soluzione complessa». Un invito a sfogare la sua creatività: «La parte orientale dell'edificio guarda verso la città, e flirta con l'ambiente urbano circostante. Quella settentrionale doveva essere flessibile, perché potenzialmente qui c'è lo spazio per futuri ampliamenti della struttura. Quella meridionale ha davanti il sole, e andava protetta. Quella occidentale invece guarda verso il West, il fiume, lo spazio, il resto del mondo, e quindi doveva essere aperta. Un po' come la cultura americana, che poi è al centro dell'arte esposta al Whitney: libera, innovativa, a volte anche disubbidiente». Il risultato è un edificio che promette di diventare una destinazione turistica in sé, oltre alla collezione di opere che ospita. Perché la gente ci arriva dentro anche per caso, passeggiando sul marciapiede, e poi si arrampica sui piani che ospitano saloni e terrazzi con viste sorprendenti sulla città: «È vero, esiste il rischio che le persone vengano qui solo per ammirare la vista. Però dicevano così anche del Beaubourg, e alla fine è stato vero il contrario. Magari la struttura attirerà i visitatori, ma una volta dentro scopriranno l'arte, che è la ragione della sua esistenza. Questi sono gli edifici che mi interessa fare: quelli che non si impossessano della città, ma la so
GENOVA-Renzo Piano e il Whitney di New York: Pensato come l'acquario di Genova
Il nuovo Whitney Museum, progettato da Renzo Piano, è un edificio disubbidiente che si fonde con l'ambiente urbano circostante. Piano ha voluto creare un museo che non intimidisca la gente, ma attiri la sua attenzione. L'edificio si affaccia sull'Hudson River e ha una struttura irregolare, con piani che ospitano saloni e terrazzi con viste sorprendenti sulla città. Il museo ha abbandonato la sua sede originale sulla Madison Avenue e si è trasferito nel quartiere del Meatpacking District di Manhattan. La sua posizione è ideale per flirtare con la città e giocare con l'acqua.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo