Lucernai, colori, impianti sofisticati per Giotto e gli altri. Ora tocca a Botticelli Il prossimo capitolo sarà Botticelli. A giorni partiranno i lavori della sala, che ai primi del 2016 garantisce la soprintendente Alessandra Marino, responsabile del procedimento del cantiere dei Nuovi Uffizi si mostrerà nella nuova veste, anche grazie al contributo della fondazione Friends of Florence (le opere, incluso il Trittico Portinari di Hugo van der Goes, saranno esposte in questi mesi nella sala 41). Intanto oggi viene aggiunto un importante tassello ai Nuovi Uffizi, con la riapertura delle sale dei Primitivi, dalla 2 alla 7, chiuse dalla scorsa estate per i delicati interventi che ne hanno rinnovato il percorso. Godiamoci il lirismo di una poesia ritrovata. Non parliamo di sale qualunque, ma di cinque delle sale appartenenti alla sistemazione museale voluta negli anni '50 dall'allora direttore Roberto Salvini, firmata dagli architetti Gardella, Michelucci e Scarpa, vero caposaldo della scienza museografica. «Abbiamo potuto usufruire di un alleggerimento della parte precedente fa notare Daniela Parenti, direttrice del Dipartimento pittura del Medioevo e primo Rinascimento Così tutto il Duecento è raccolto nella prima sala, mentre qui abbiamo inserito anche 14 opere fino ad ora conservate nei depositi. La Sala del Trecento senese è ora Sala del Trecento, mentre il Trecento fiorentino è divenuto il Trecento a Firenze, con lavori anche di artisti non fiorentini, ma nati per Firenze (vedi i Lorenzetti o Giovanni da Milano)». La leggibilità del percorso, arioso e minimalista nel suo nitore, è scandita dai colori delle campiture cromatiche, mutate per volontà del direttore Natali dal bianco al verde per le opere che ci accompagnano dentro il Quattrocento. Dalla Sala delle Maestà (Cimabue, Duccio, Giotto, uniche opere non spostate altrove durante i lavori, oltre all'Incoronazione della Vergine di Lorenzo Monaco, e letteralmente blindate all'interno di innovative «climabox») si passa alla Sala del Trecento, sbandando di fronte a una ancora più splendente Annuncia zione di Simone Martini, per transitare al Trecento a Firenze. Si viene colti quasi da senso di smarrimento nella Sala di Lorenzo Monaco, quasi un artista ritrovato, mai così leggibile nella sua grandezza totalizzante. Con quella monumentale «Incoronazione» sotto al lucernario, per approdare nella settima sala all'arte cortese di Gentile da Fabriano. Miracoli di un raffinato intervento nutrito di tecnica e ricerca. Lo racconta la direttrice dei lavori Marinella Del Buono: «Abbiamo affrontato problemi inediti, dal mantenimento in situ di alcune opere monumentali, chiuse all'interno di apposite inedite strutture blindate e climatizzate, al restauro su una struttura moderna, affrontata con gli stessi criteri filologici della Tribuna degli Uffizi. Il recupero dell'architettura, soprattutto per la luce, vero elemento fondante del progetto Gardella, Michelucci, Scarpa, ottenuto ripristinando il funzionamento dei lucernai, con un nuovo sistema di illuminazione diretta e indiretta, dal meccanismo di schermatura automatizzato, collegato a una centralina meteo, che agirà conformemente a quantità e orientamento della luce naturale». «Un recupero che sarà di esempio per il futuro dichiara il segretario generale del ministero Antonia Pasqua Recchia Prossimo urgente capitolo, il percorso unico Uffizi-Pitti tramite il Vasariano. Subito dopo, il collegamento con Palazzo Vecchio».