Sinergie con il turismo e potenziamento del marketing, differenziato però a livello territoriale. Una sorta di federalismo della comunicazione culturale. E', in estrema sintesi, la «ricetta» suggerita da Rossana Rummo, direttore generale dell'Azienda Palaexpò, da cui dipendono anche le Scuderie del Quirinale, uno dei luoghi di Roma che sono riusciti spesso a catalizzare grandi numeri. «Proprio oggi siamo arrivati a 220 mila visitatori con la mostra sui capolavori del Guggenheim, un record». In questa sorta di federalismo, Roma su cosa dovrebbe puntare? «Sul suo straordinario patrimonio archeologico, concentrandosi proprio su valorizzazione e promozione. Molto, credo, si potrebbe fare». Promozione significa anche riuso per eventi extra artistici? «La tutela prima di tutto. L'archeologia di Roma è eccezionale proprio perché è stata conservata. Concessioni vanno fatte secondo valutazioni scientifico-tecniche, valutando caso per caso. Concedere spazi archeologici per grandi manifestazioni può comunque essere utile e importante». Quanto pesano comunicazione e marketing per i beni culturali? «In un mondo mediatico, tantissimo. Penso a un'eccezionale mostra di qualche anno fa, L'idea del Bello, che però videro in pochi. E' solo un esempio, ma è evidente che l'Italia ha accumulato un certo ritardo dal punto di vista delle strategie di promozione. Molto però è cambiato nell'ultimo decennio, anche nella formazione professionale». Roma e archeologia, un binomio classico. «Non esclusivo però. Anzi. Oggi molti giovani, e non solo, vanno a Berlino o in altri luoghi dove sono forti i segni del contemporaneo. La tendenza è evidente. Ma anche a Roma presto sorgeranno il nuovo museo della Hadid, il nuovo Macro e anche il nuovo Palazzo delle Esposizioni ristrutturato». Alla ricerca dunque di un effetto Bilbao-Guggenheim? «Non del tutto. Il contenitore è importante. Ma la vera sfida sta nel riempirlo con strategie di livello. Nelle belle cattedrali si entra una volta e poi magari non si torna più...».