È scontro sul prestito della «Tomba del tuffatore» che il Museo archeologico di Paestum farà a Milano in occasione dell'Expo. Ai timori per il trasporto del prezioso monumento funerario, si aggiungono motivazioni storico-culturali. Per Pino Aprile il prestito «è assurdo». Gillo Dorfles è invece favorevole pur raccomandando cautela nel trasferimento della lapide. SALERNO. C'è anche il Cratere di Assteas, realizzato da un ceramografo e ceramista greco, attivo a Paestum tra il 350 e 320 a.C., nel «pacchetto» di preziose opere d'arte che dalla Campania partiranno alla volta dell'Expo di Milano, in occasione della mostra «Natura, mito e paesaggio dalla Magna Grecia a Pompei», in programma a Palazzo Reale dal 22 luglio al 10 gennaio. Per il famoso vaso che riproduce il ratto di Europa non è una novità viaggiare: di stanza al Museo Nazionale Archeologico di Paestum attualmente è ritornato a Sant'Agata de' Goti, dove nel 1973 fu rinvenuto in una tomba sannitica, per essere esposto in una mostra, fino al 17 maggio, all'interno della Chiesa di San Francesco, dal nome «L'oggetto del desiderio. Europa torna a Sant'Agata». Desta decisamente più scalpore, invece, la notizia riportata nell'edizione di ieri del Corriere del Mezzogiorno che anche la Tomba del Tuffatore, datata intorno al 480-470 a.C., sarà trasferita per alcuni mesi nel capoluogo meneghino per far parte del medesimo allestimento espositivo come testimonianza più alta e meglio conservata dell'arte funeraria della Magna Grecia. Una decisione, quella della soprintendente archeologa Adele Campanelli, di dire sì al «prestito», che suscita non poche perplessità e preoccupazioni. E anche se la direttrice del Museo e dell'area archeologica di Paestum, Marina Cipriani, tiene a precisare di aver scritto «all'Istituto centrale del restauro per avere tutte le garanzie necessarie per il trasferimento», rimane per il momento senza risposta la domanda che sta girando tra gli addetti ai lavori: ma era proprio il caso di sottoporre la lastra di travertino che tutto il mondo ci invidia ad uno stress così forte, tra prelievo, imballaggio e trasporto scortato? «A me il fatto che portano la Tomba del Tuffatore a Milano dà un senso di fastidio e di contrarietà insopportabili - sbotta Mario de Cunzo, storico soprintendente ai beni artistici a Salerno - non tanto per il trasporto, anche se non sappiamo ancora come avverrà, col treno, l'auto blindata, l'aereo, ma proprio per l'idea in sé del trasferimento, un'idea napoleonica che probabilmente a Milano attecchisce. Resto convinto dell'idea che le opere d'arte devono continuare a stare tranquille nei posti in cui si trovano». De Cunzo però confida molto nell'esperienza di due tecnici qualificati che conosce bene: la direttrice Cipriani e Angela Pontrandolfo dell'Università di Salerno che cura la mostra-evento con Gemma Sena Chiesa. «Anch'io sono stato un po' incosciente - e qui de Cunzo apre lo scrigno dei ricordi - fu quando dopo il terremoto andai con la dottoressa Vega de Martini a Milano a recuperare il busto d'argento di Sant'Erberto prelevato dalla Caritas a Conza della Campania e affidato ad un'argentiera di fiducia per il restauro. Ricordo che lo misi nel portabagagli e senza mai fermarci, in auto da Milano a Firenze, lo portai all'opificio delle pietre dure. Dopo tre mesi lo riportai ad Avellino ma con la scorta dei carabinieri». Toni decisamente polemici quelli di Pino Aprile che dal suo blog così commenta: «Spiegatemi perché la Madunina non si può spostare dal Duomo all'Expo, dove se ne esibirà una copia, e la lastra del Tuffatore, da Paestum a Milano, invece può viaggiare». L'autore di Terroni non crede che portare all'Expo il Tuffatore significhi dargli visibilità. E aggiunge: «Se si fa ancora in tempo a fermare la lastra, con civile protesta, bisogna darsi da fare. A Milano, come hanno fatto per altre opere d'arte e per la Madunina , all'Expo possono mettere una copia e spiegare: se vuoi vedere l'originare, vai a Paestum, potrai anche ammirare i templi, mangiare una celestiale mozzarella di bufala; e, per la Madunina original, vai al Duomo». Nel coro dei no, infine, si alza la voce possibilista del grande vecchio della critica d'arte, Gillo Dorfles: «Ma no, a Palazzo Reale, la Tomba del Tuffatore sarà molto ben custodita, anzi sapete che faccio? La raccomando io alla collega che cura la mostra affinché sia molto attenta e non lo faccia tuffare troppo».
Tomba del tuffatore, è scontro sul prestito all'Expo di Milano
Il prestito della Tomba del tuffatore al Museo archeologico di Milano per l'Expo è stato oggetto di molte perplessità e preoccupazioni. La soprintendente Adele Campanelli ha deciso di sottoporre il prestito, suscitando timori per il trasporto e il restauro della lastra di travertino. Il trasporto è previsto per essere effettuato con cautela, ma alcuni hanno espresso preoccupazioni sulla sicurezza e sulla possibilità di danni. Alcuni hanno anche criticato l'idea di trasferire un'opera d'arte così preziosa e importante a un luogo così distante. Pino Aprile, storico soprintendente, ha espresso la sua contrarietà al prestito, considerandolo "napoleonico" e inappropriato.
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