Scritti del Lotto e bolle papali. La fondazione apre i suoi archivi I 750 anni di storia della Fondazione Mia sono raccontati dai pregiati pezzi antichi in mostra, fino al 30 maggio, nell'atrio Scamozziano della Biblioteca Angelo Mai in Piazza Vecchia. Un viaggio virtuale che parte con il documento originale della Regola del 1265, che ha costituito la fondazione della Santa Misericordia di Bergamo, e passa per la fitta corrispondenza scambiata con Lorenzo Lotto, incaricato del rifacimento del coro della Basilica di Santa Maria Maggiore. Pezzo forte dell'allestimento, che verrà inaugurato ufficialmente oggi alle 19 dal critico d'arte Philippe Daverio, sono infatti alcune lettere autografe dell'artista, come quella scritta da Venezia il 27 ottobre 1531. Solo per stasera la mostra «Incipit Consortium Sancte Misericordie» si potrà visitare fino alle 20.30, mentre dalle 20.45 Daverio sarà impegnato nella conferenza «La misericordia nell'arte» nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Tutti i documenti esposti nell'atrio della Mai, protetti da teche di vetro, sono stati selezionati tra le migliaia di pezzi dell'archivio storico della Mia, conservato dal 1912 nella biblioteca di Città Alta. «Abbiamo scelto di esporre solo i più particolari spiega Maria Elisabetta Manca, responsabile della biblioteca . È un archivio molto vasto, che conta oltre 5 mila unità, 14 corali e oltre 12 mila pergamene datate dal 1148 al 1814. È molto interessante perché racconta indirettamente anche la storia della città e del territorio». Sottolinea il presidente della Mia, Fabio Bombardieri: «È un modo per aprire al pubblico l'archivio secolare, che di solito viene consultato dagli studiosi». In mostra documenti e oggetti che testimoniano il secolare impegno della Misericordia nell'assistenza e nell'aiuto ai bisognosi della città. Si può vedere la lettera del curato di San Gervasio che scrive per segnalare l'indigenza di un parrocchiano, ma anche lo stampo xilografico in legno del Settecento utilizzato dai notai del consorzio per realizzare i buoni per le elemosine da distribuire ai bisognosi. Poi le antiche registrazioni delle proprietà fondiarie della congregazione, i preziosi cabrei con le minuziose descrizioni dei beni inventariati, e gli Antifonari, ovvero i libri corali che contengono testi e musiche dei canti che si utilizzano per le celebrazioni, con preziose miniature realizzate da Jacopo De Balsemo a metà Quattrocento. Ma anche le cartografie delle proprietà immobiliari e i libri mastri per tenere la contabilità. C'è il Liber pelosus del XV secolo, così chiamato perché rilegato in pelo, che su due colonne registra le entrate e le uscite, poi la bolla di Papa Nicolò V, datata 14 marzo 1454. «Alcuni dei volumi sono codici con rilegature particolari in pelle sottolinea Manca , ma anche i libri mastri di grandi dimensioni sono spesso decorati al taglio. Poi ci sono i quattro grandi corali che servivano per le liturgie in Santa Maria Maggiore: le legature hanno ancora le originali coperte in legno con borchie».