Il più bel complimento per Vittorio Storaro, quando le sue luci hanno «riscoperto» i Fori imperiali, non è stato del ministro Franceschini, che ha alzato il suo telefonino per fotografare la colonna Traiana, ma quello che hanno pensato tutti: come abbiamo fatta a tenerli al buio finora? Semplice e straordinaria l'intuizione del Premio Oscar nell'affrontare un'area così densa di significati e simboli. In tutti e tre i Fori interessati al progetto ha curato un doppio messaggio: la luce «neutra» (543 proiettori con tecnologia led, consumeranno meno di 30 kilowatt) per mettere in evidenza gli elementi architettonici, quasi un «disegno» di luce capace di far vedere le dimensioni e le geometrie. E una luce «calda» emozionante, per far risaltare all'interno di quei luoghi le strutture più importanti. Così Vittorio Storaro ha acceso le sue luci in tre tappe, trascinandosi dietro il sindaco Ignazio Marino, il ministro Dario Franceschini e mezza giunta capitolina guidata dall'assesore Giovanna Marinelli, più volte ringraziati, mentre migliaia di romani e turisti assistevano dietro le transenne a questa rinascita. Prima tappa il Foro di Nerva (98 d.C.), area di passaggio, brutalmente violentata dallo stradone degli anni Trenta, per ricrearne «l'assialità» e di cui ha esaltato il rapporto con il Tempio di Minerva. Qui la luce calda illumina le «colonnacce» che inconorano la statua della dea restituendole il ruolo dominante. Poi al Foro di Augusto (2 a.C.) voluto dal successore di Giulio Cesare, dove il fulcro dell'illuminazione esalta il tempio di Marte Ultore (vendicatore). Infine il Foro di Traiano (112-113 d.C.), nato per celebrare l'imperatore che portò le conquiste romane alla loro massima estensione e dove Storaro «disegna» con le luci neutre la Basilica Ulpia, ma fa esplodere con un caldo abbraccio la celebrazione dei successi militari sui Daci, la colonna Traiana. L'ultima accensione che scatena veramente l'emozione di una scoperta. Ha ragione Ignazio Marino a parlare di «un sogno che si realizza», mentre Franceschini definisce l'illuminazione «una meraviglia» che rende omaggio «alla passeggiata archeologica unica al mondo». La figlia di Vittorio Storaro, Francesca, è l'architetto che ha progettato l'illuminazione, spiegando che ha avuto bisogno di 5.000 metri di cavi in un'area da 20.000 metri quadrati. Al suo fianco la presidente Acea, Catia Tomassetti, che ha rivendicato con orgoglio il ruolo della sua azienda nel rendere possibile l'illuminazione con un intervento tecnico e con il finanziamento necessario. «La colonna così, la notte, non l'ha vista neanche l'Imperatore Traiano» ripeteva il sindaco Marino, godendosi soprattutto lo stupore, i mormorii di sorpresa e gli applausi del pubblico. Al buio, dall'altra parte dello stradone, e ancora ingabbiate dal cantiere, ma «già pronte» assicurano, le due colonne del Tempio della Pace rialzate dalla Sovrintendenza capitolina saranno svelate solo venerdì 24 aprile.