Nella così detta riforma della "Buona Scuola" gli slogan coprono il vuoto culturale e la storia dell'arte diventa una serie di immagini e strumento finalizzato alla costruzione del Made in Italy, La Repubblica, 22 aprile 2015 (m.p.g.) «Un impegno mantenuto e una scelta di civiltà: il ritorno della storia dell'arte e della musica nelle scuole», ha annunciato il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini. Ma in questi giorni un vasto movimento di insegnanti di storia dell'arte si chiede se le cose stiano davvero così: e a leggere il disegno di legge sulla cosiddetta Buona Scuola lo scetticisimo appare del tutto fondato. Nel testo, infatti, non si parla mai di un insegnamento curricolare di 'storia dell'arte', ma genericamente di «potenziamento delle competenze nella musica e nell'arte» e di «alfabetizzazione all'arte, alle tecniche e ai media di produzione e diffusione delle immagini». Cioè: non si studieranno Giotto e Caravaggio come si studiano Dante e Galileo, ma ci sarà una infarinatura di «immagini», fossero pure quelle dei cartelloni pubblicitari. Insomma, siamo di fronte al rischio concreto dell'ennesima espulsione del metodo critico della storia dalla scuola italiana: nell'età del presentismo non c'è spazio per la «scienza degli uomini nel tempo» (Marc Bloch), nel paese dell'esasperato storytelling politico non c'è spazio per il vitale antidoto della storia. E c'è ancora di peggio: l'abbandono della 'storia dell'arte' come materia potrebbe essere funzionale ad un collocamento della cosiddetta 'immagine' nelle ore aggiuntive e facoltative, e ad un suo insegnamento indiscriminatamente aperto a docenti di 'materie umanistiche'. Se, alla fine, la Buona Scuola partorisse un simile mostro sarebbe davvero la fine di una qualunque educazione storica al patrimonio culturale. I dubbi si aggravano quando si legge il documento illustrativo del governo, appropriatamente aperto da una copertina, rosa shocking, impaginata come una confezione di caramelle. È un testo di una rozzezza culturale imbarazzante, le cui parole chiave ripetute a mo' di mantra sono 'creatività' e 'bellezza'. Una usurata retorica da imbonitori che annuncia di voler «formare giovani capaci di ripartire dal Made in Italy», per metterli in grado non già di conoscere e comprendere, o magari di «amare» (come ha detto il presidente Sergio Mattarella nel suo discorso di insediamento) ma di «valorizzare le nostre meraviglie artistiche all'interno dell'offerta turistica, anche scegliendo strade imprenditoriali». Dentro questo 'avviamento all'impresa' (anzi, alla triste rendita del petrolio d'Italia) di stampo ultraberlusconiano, c'è evidentemente poco spazio per la 'storia dell'arte'. E infatti l'entusiastico motto è: «riportiamo la creatività in classe». Come nel caso dello Sblocca Italia, anche nella Buona Scuola non si salta coraggiosamente verso un futuro lontano, ma si riscaldano formule vecchie, logore, fallimentari. Tanto che la miglior diagnosi è quella che Giulio Carlo Argan emise nel 1972: «La storia dell'arte è materia storica e la cosiddetta classe dirigente, che la scuola dovrebbe formare, ha più bisogno di coscienza storica, che di talenti creativi. Che l'attuale ne sia sprovveduta si vede dal modo con cui ha vergognosamente dilapidato il patrimonio artistico di cui ora, affinché seguiti a farne scempi senza scrupoli e rimorsi, si progetta di sopprimere lo studio. La borghesia vuole che i suoi figli seguitino come i padri a inquinare allegramente mari e fiumi, a speculare rapacemente sul suolo delle città e delle campagne, a esportare impunemente capolavori nel baule della fuoriserie. A questo la riduzione della storia dell'arte nella scuola secondaria serve egregiamente». Siamo sempre fermi lì: da questo punto di vista (ma, temo, non solo da questo) la Buona Scuola, oltre che sbagliata, è vecchia decrepita.
Eddyburg
22 Aprile 2015
Come tradire Giotto e Caravaggio con la nuova storia dell'arte
TO
Tomaso Montanari
Eddyburg
Il ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini, ha annunciato il ritorno della storia dell'arte e della musica nelle scuole con la riforma della "Buona Scuola". Tuttavia, un vasto movimento di insegnanti di storia dell'arte si è espresso scettico sulla proposta, affermando che non si tratta di un insegnamento curricolare di'storia dell'arte', ma di una semplice infarinatura di immagini. Ciò potrebbe portare all'espulsione del metodo critico della storia dalla scuola italiana.
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