VENEZIA Mentre fremono quotidianamente trapani e martelli pneumatici all'interno del Fontego dei Tedeschi per la ristrutturazione in corso operata dal gruppo Benetton con la sua società Edizione per trasformarlo in un grande magazzino poi gestito dal marchio francese Dfs, si riapre, ancora una volta, la battaglia legale sulla legittimità dei lavori autorizzati dal Comune e dalla Soprintendenza dopo un iter tormentato. Italia Nostra - dopo la "sconfitta" al Tar per il ricorso presentato che dichiarava, a suo giudizio, l'illegittimità - ha infatti presentato ricorso al Consiglio di Stato, che sarà discusso tra pochi giorni, ponendo, in un senso o nell'altro, la parola fine alla lunga battaglia sull'intervento di trasformazione del cinquecentesco edificio. Sotto accusa in particolare, nel ricorso riproposto da Italia Nostra, tre punti contestati. La terrazza-altana panoramica in corso di realizzazione sul tetto dell'edificio. Il nuovo piano di circa 400 metri quadrati che sarà ricavato sotto il lucernario attuale, per farne una sala congressi e manifestazione. E il grande foro circolare previsto dal progetto di Rem Koolhaas e dello Studio Oma tra il primo e il secondo piano, ricavato all'interno delle murature attuali del porticato, come un "segno" architettonico che indichi ai frequentatori del grande magazzino la presenza delle scale mobili. Nel merito, il Tar aveva respinto il fatto che la nuova attività commerciale del Fontego fosse in contrasto con l'interesse pubblico dell'edificio. Per il Tar anche gli ampliamenti dell'edificio realizzati da Edizione con i lavori non sarebbero significativi e non sarebbe valutabile come un elemento a sé stante la trasformazione del tetto per realizzare uno spazio panoramico. In generale sulle varie trasformazioni previste - compreso il foro - il Tar le aveva giudicate di importanza secondaria rispetto a quelle più radicali all'edificio già eseguite dalle Poste negli anni Trenta. Di qui il no al ricorso di Italia Nostra che ora si è appellata appunto al Consiglio di Stato contestando la sentenza dei giudici amministrativi. Per l'associazione ambientalista non sarebbe né certo né stabilito l'interesse pubblico che giustificherebbe il cambio di destinazione d'uso concesso dal Comune al gruppo Benetton per l'edificio. Inoltre per il Tar la realizzazione del nuovo piano sotto il lucernario avrebbe comportato addirittura una diminuzione della volumetria complessiva del Fontego, che Italia Nostra, dati alla mano, contesta fermamente, invocando l'alterazione paesaggistica. Per quanto riguarda la terrazza-altana e il foro voluto da Koolhaas, per Italia nostra non sarebbero ammissibili con il fatto che - dopo gli interventi di ristrutturazione compiute dalle Poste negli anni Trenta - l'aspetto dell'edificio era già di fatto alterato, come ha sostenuto il Tar, perché il tetto e il lucernario erano rimasti intatti, mentre ora verrebbero profondamente modificati - con l'inserimento di travi di acciaio per realizzare la soletta di sostegno del nuovo piano che Edizione ha già iniziato a collocare sul tetto - e il foro andrebbe comunque ad alterare le murature originali dell'edificio. Italia Nostra non contesta la destinazione commerciale stabilita per il Fontego dei Tedeschi - visto che simile era il suo uso anche all'origine - la le manomissione a cui il palazzo verrebbe sottoposto per consentirla e chiede pertanto con il suo ricorso al Consiglio di Stato l'annullamento dell'autorizzazione paesaggistica della Soprintendenza e del Comune e del permesso di costruire in deroga rilasciato a Edizione. I lavori sono in corso, ma non sono escluse altre sorprese.