La Grande Guerra è stata una guerra "totale", che dal fronte di combattimento si è allargata al cosiddetto "fronte interno", coinvolgendo nel conflitto l'intera popolazione e con essa l'economia, le istituzioni, e favorendo la nascita di nuove forme di assistenza e propaganda. Al pari della guerra combattuta al fronte, per far crescere nelle masse un sentimento di orgoglio, responsabilità e vicinanza alle azioni dei soldati e al loro sacrificio, fondamentale era così la sua affermazione a livello psicologico negli ambiti più diversi fra cui il teatro. Anche sui palcoscenici, da quelli stabili dei teatri a quelli ambulanti delle baracche dei burattini, il conflitto riviveva dunque nelle interpretazioni dei registi e degli artisti. E la creatività non mancava, come a Modena, città della retrovia, dove la maschera locale di Sandrone e con lui le maggiori d'Italia impersonate da attori reali, nel maggio 1917 furono protagoniste dello spettacolo "La Sandroneide" realizzato al Teatro Storchi da Aldo Maglietta e dal caricaturista Umberto Tirelli, rispettivamente per la sceneggiatura e i costumi. Ricca dell'insegnamento di Alfredo Testoni, autore nel 1905 della commedia teatrale "La Lambertineide" e nel 1910 dello spettacolo All'ombra delle torri a cui collaborò lo stesso Tirelli, "La Sandroneide", si legge sulla "Gazzetta dell'Emilia" del 18-19 maggio 1917, portava in scena un "Sandrone modernizzato, che si occupa di politica, che si interessa alla guerra, come ogni buon italiano, che vuole la liberazione delle terre irredente. Viene a Modena, dal Nonantolano, per accompagnare, insieme alla fida Polonia, il figlio Sgorghiguelo chiamato per la visita militare dinanzi alla Commissione di leva; e qui fra noi matura un suo concetto, pieno di alta poesia e di sentimento patrio: quello della riunione, sulle terre carsiche, di tutte le maschere italiane, per affermare, in nome di tutte le regioni d'Italia, i nostri diritti nazionali. E nel terzo atto, il più bello e il più suggestivo della nuova Rivista, il Congresso delle maschere, simbolo dell'anima italiana, avviene e in esso si consacra la maschera di Trieste [Piero Vis'ciada, N.d.R.], finalmente libera e nostra!". Al di là della trama e dello scopo (raccogliere fondi per il Comitato di Difesa Civile e Federazione Circondariale Pro infanzia abbandonata), a proposito delle personificazioni delle maschere, è interessante notare quanto si legge sulla "Gazzetta dell'Emilia" del 9-10 maggio 1917, e cioè che "gli spettatori vedranno sfilare sulle scene dello Storchi molte notabilità cittadine in un verismo così vero da far dubitare se gli originali che indubbiamente saranno presenti in teatro siano in palcoscenico o fra il pubblico!". Ancora in merito allo spettacolo, più sotto si legge che "i primi due atti si svolgono a Modena; il terzo in un luogo remoto delle terre redente. L'apoteosi finale del III atto sarà completata con un Inno a Trento (ridotto per Trieste). L'inno fu istrumentato per la circostanza dal Maestro della Banda Militare del 36 Reggimento. Il coro sarà cantato da 100 signorine in costume, alunne delle Scuole Normali. Negli intermezzi farà servizio la Banda Militare del 36 Reggimento Fanteria (gentilmente concessa dal Comando del Presidio)". "La Sandroneide" è solo uno dei temi toccati dalla mostra "Una risata ci salverà. Modena e la caricatura negli anni della Grande Guerra", visitabile ai Musei Civici di Modena fino al 12 luglio 2015. Musei Civici, Modena
MODENA - A proposito della mostra ai musei civici
La Grande Guerra è stata una guerra "totale" che ha coinvolto l'intera popolazione e l'economia. Per far crescere il sentimento di orgoglio e responsabilità tra le masse, era fondamentale la sua affermazione a livello psicologico. Anche il teatro ha contribuito a questo scopo, con spettacoli come "La Sandroneide" realizzati a Modena nel 1917. Questo spettacolo, scritto da Aldo Maglietta e Umberto Tirelli, presentava un "Sandrone modernizzato" che si occupava di politica e di guerra, e che chiedeva la riunione delle maschere italiane per affermare i diritti nazionali.
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