Un'operazione di recupero brillantemente eseguita con un costo complessivo di oltre 800 mila euro La "nuova" Galleria che i visitatori finalmente rivedranno dal 29 maggio è molto differente da quella che lo stesso giorno di tre anni fa, dopo le terribili scosse delle 9 e delle 13,30, i responsabili videro entrando coraggiosamente all'interno di Palazzo dei Musei. Stefano Casciu e Luca Bellingeri, quest'ultimo ex direttore della Biblioteca Estense collocata nel piano sottostante la Galleria, trovarono una situazione molto complicata. «Per fortuna non danni riparabili alle opere - hanno detto di recente i due dirigenti ministeriali - ma tanti materiali fuori dalla loro posizione. Al Museo grazie a due coraggiosi custodi rimettemmo anche sul loro piedistallo alcune sculture che per fortuna non si erano rotte, ma erano in bilico». Da quel giorno in poi si iniziò a pensare a un restauro dei due prestigiosi istituti culturali, con una collaborazione tra il Ministero e il Comune proprietario di Palazzo dei Musei. Prima vennero risolti i danni, poco ingenti, alla Biblioteca Estense che ha riaperto alcuni mesi fa e poi si passò al museo. Qui i gravi danni hanno avuto bisogno di un lavoro lungo e successivamente ha preso tempo anche il delicato riordino dell'allestimento che è una sorta di aggiornamento di quello storico voluto tra il 1968 e il 1975 da Amalia Mezzetti e Leone Pancaldi. La Galleria Estense dunque riapre dopo tre anni di lavori e un investimento di 760 mila euro, con appunto 50 "nuove" opere e un percorso museografico migliorato. I danni riguardavano gravi lesioni alle pareti, alcune coperture "scollegate" dai muri portanti, una struttura inagibile e pericolante, tante opere d'arte dunque a rischio. I lavori sono coperti quasi totalmente con i fondi del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Non sono però mancate nell'ultima fase donazioni da parte di aziende e privati per 60mila euro. Il primo passo, preliminare all'avvio dei lavori di riqualificazione, è stato lo spostamento di tutte le opere d'arte all'interno di un deposito provvisorio. Il cantiere si è poi aperto con la demolizione delle due pareti lesionate; è seguito il collegamento delle coperture alla struttura portante, quindi è stata migliorata la stabilità di queste e altre pareti danneggiate attraverso l'impiego di fasce orizzontali in fibra di carbonio. «La salvaguardia del busto di Francesco I d'Este del Bernini - spiega Federico Fischetti anche lui presente alla visita in Galleria alcuni giorni fa - era senza dubbio una priorità. Per garantire la totale messa in sicurezza del principale capolavoro del museo è stato realizzato uno speciale basamento antisismico: in caso di terremoto le tecniche di isolamento sismico utilizzate rendono indipendente lo spostamento dell'opera da quello dell'edificio in cui è esposta, riducendo al massimo la sua vulnerabilità». Questo progetto è stato in parte finanziato dagli Amici della Galleria Estense e in parte attraverso il crowdfunding. (s.l.) Capolavori giunti in città quando divenne la capitale del Ducato La Galleria Estense trae origine dalle importantissime collezioni degli Este, dapprima marchesi poi duchi di Ferrara che si trasferirono nel 1598 a Modena portando con loro nella nuova capitale larga parte delle proprie opere, migliaia tra dipinti, sculture, oggetti di ogni foggia. Le raccolte vennero prevalentemente alloggiate nel nuovo e sontuoso Palazzo Ducale, edificato a partire dal 1630 attorno ad un nucleo di origine medievale. Dopo il trasferimento degli Este a Modena le raccolte si arricchirono grazie al lascito testamentario del cardinale Alessandro d'Este (1624) e soprattutto grazie a Francesco I d'Este (1629-1659), il quale per incrementare la Galleria Ducale non esitò a sottrarre importanti pale d'altare da numerose chiese del ducato. Nel 1746 cento importanti capolavori di Correggio, Parmigianino, Guercino e altri vennero venduti all'Elettore di Sassonia e oggi sono alla Gemäldegalerie di Dresda, mentre i duchi nel 1854 aprirono la collezione al pubblico in Palazzo Ducale. Nel 1894 lo storico dell'arte Adolfo Venturi riaprì il museo a Palazzo dei Musei. (s.l.) Posto d'onore per Il busto del Bernini e il ritratto del Velazquez Lungo il percorso ci sono naturalmente anche i due capolavori artistici del museo, il busto di Gian Lorenzo Bernini e il dipinto di Diego Vélazquez entrambi raffiguranti il duca Francesco I d'Este. Il primo, un grandioso marmo barocco, venne realizzato nel 1650 quando il duca di Modena si rivolse al fratello, cardinale Alessandro d'Este, per avere l'opera che l'anno seguente giunse in città trasportata su un carro trainato da buoi. Il ritratto a olio venne invece eseguito tra il 1638 e il 1639 quando Francesco I si trovava a Madrid ospite dei reali di Spagna.