Le ricerche archeologiche a Polcenigo, sul sito palafitticolo di Palù di Livenza, durano da più di quarant'anni, e hanno fatto del luogo, dal 2011 tutelato dall'Unesco, e degli scavi realizzati, altrettanti punti di riferimento internazionali per le ricerche sul mondo della palafitte neolitiche. Archeologi della Soprintendenza del Fvg con i volontari del Gr.a.Po (Gruppo archeologico Polcenigo) e l'apporto di appassionati sommozzatori, sono stati protagonisti delle tante scoperte di reperti archeologici risalenti dal 5.500 a.C fino a 14 mila anni fa. I più antichi riferibili alla fine del paleolitico superiore. I reperti del Palù, appartenuti alle varie ere preistoriche, sono custoditi nel Museo archeologico di Torre. Una storia dettagliata su decenni di ricerche al sito archeologico palafitticolo di Palù emerge dalla pubblicazione "Vivere sull'acqua. Il mondo delle palafitte neolitiche di Palù di Livenza", curata dall'archeologo Roberto Micheli, edita nel 2013 dall'Ecomuseo Lis Aganis. «La presenza di resti archeologici scrive Micheli era già nota nella prima metà dell'800, ma l'importanza archeologica del Palù, venne confermata solo negli anni Sessanta, quando scavarono il canale di bonifica che mise in luce i resti del villaggio palafitticolo». Vi emersero molti frammenti ceramici e strumenti in selce. Gli studi pubblicati nel 1973 hanno portato a un primo inquadramento dei materiali, facendo del Palù un sito noto della preistoria italiana. Dagli anni '70 iniziano altre ricerche sistematiche sotto forma di carotaggi per definire profondità e spessore degli strati archeologici. Scavi effettuati successivamente, nel 1981 e 1983 «mettono in luce afferma Roberto Micheli una piccola parte del deposito archeologico (palafitticolo, ndr) con pali verticali infitti nel limo». Nell'occasione avviene il recupero del remo-pagaia di piroga in legno di frassino, conservato al museo di Torre. Le campagne di scavo continuano, sempre nella zona del canale di bonifica, fra il 1989 e il 1994, facendo emergere numerose strutture lignee preistoriche. Ulteriori verifiche archeologiche sul Palù e anche sul territorio collinare di Polcenico, hanno segnato anche gli anni del nuovo secolo, caratterizzati dal costante impegno di Serena Vitri, della Soprintendenza del Fvg. Rendendosi conto dell'importanza del Palù, Serena Vitri vi pone dei vincoli, dando inizio a un percorso di valorizzazione archeologica sfociato nella candidatura e nella successiva proclamazione del sito palafitticolo di Palù di Livenza fra quelli inseriti nel patrimonio mondiale dell'umanità, tutelato dall'Unesco, risultato raggiunto nel 2011. Una ulteriore campagna di scavi è stata condotta nel 2013 dall'archeologo Roberto Micheli che ha diretto il cantiere della Cora di Trento anche con l'apporto dei volontari del Gr.a.Po locale. L'archeologa Serena Vitri da poco è diventata cittadina onoraria di Polcenigo. RIPRODUZIONE RISERVATA Tags archeologia villaggi palafitte neolitico Invia per email Stampa 11 aprile 2015
POLCENIGO. Gioiello portato alla luce più di 40 anni fa
Il sito palafitticolo di Palù di Livenza, in provincia di Treviso, è stato oggetto di ricerche archeologiche da più di quarant'anni. Il luogo è stato tutelato dall'Unesco dal 2011 e ha fatto del Palù degli scavi internazionali per le ricerche sul mondo della palafitte neolitiche. Archeologi e volontari hanno scoperto reperti archeologici risalenti dal 5.500 a.C. fino a 14 mila anni fa. I reperti sono custoditi nel Museo archeologico di Torre. Una storia dettagliata delle ricerche emerge dalla pubblicazione "Vivere sull'acqua. Il mondo delle palafitte neolitiche di Palù di Livenza" curata dall'archeologo Roberto Micheli.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo