Due casi molto diversi - il soffitto dell'aula caduto sugli alunni ad Ostuni e il cedimento del pilone autostradale sulla Palermo-Catania - che però ci riconducono alle stesse matrici: la diminuzione drastica, per anni, della spesa pubblica in manutenzione ordinaria e straordinaria del territorio, il mancato completamento di una dettagliata anagrafe degli edifici scolastici, l'indifferenza di fondo verso frane, smottamenti e quant'altro indebolisce il Belpaese mettendo a rischio la vita dei cittadini, ormai quotidianamente, e lo stesso sistema dei trasporti, locali e regionali. Insomma, una non-politica per quella che è la sola, vera Grande Opera nazionale: la "ricostruzione" idrogeologica e paesaggistica d'Italia, la cura attenta del patrimonio pubblico, a cominciare da quello scolastico. Costa? Certo, 40 miliardi in un decennio la messa in sicurezza sismica e idrogeologica. Ma se non si comincia mai e si fanno chiacchiere, costerà sempre di più a forza di rincorrere le emergenze. Eppure i morti per frane sono risultati 3.302 nell'ultimo mezzo secolo, i feriti quasi 2.000, i senzatetto decine e decine di migliaia. La Sicilia dell'autostrada ora tagliata a metà non compare fra le Regioni più flagellate da fenomeni franosi, però gli esperti subito mettono le mani avanti suggerendo che le cifre di quella Regione potrebbero essere sottostimate. Il governatore Rosario Crocetta si preoccupa peraltro di precisare che la sua gestione non ha nessuna responsabilità. Ma la Sicilia è una delle Regioni che negli ultimi trent'anni, dalla legge Galasso ad oggi, non hanno mai voluto o saputo redigere il piano paesaggistico ora prescritto dal Codice, rivendicando una propria speciale autonomia: quella di non fare nulla per la tutela. Quella frana era in movimento da anni, ma il presidente della Regione si tira fuori prontamente e altrettanto fa il presidente dell'Anas, Pietro Ciucci, da ieri dimissionario. Non dipendeva dall'Anas imbrigliarla. E qui entra in scena un'altra voragine: quella delle buone leggi disattese, non applicate o svuotate. Per esempio quella per la difesa del suolo attraverso le Autorità di Bacino nazionali, regionali e locali, un'ottima legge la n. 183, varata nel 1989, che ha suscitato un nuovo fervore di studi, di piani, di progetti. Per essere poi gradualmente svuotata, specie dopo l'approvazione del Titolo V della Costituzione che ha tolto allo Stato tutta una serie fondamentale di attribuzioni riportandole alle Regioni e ai Comuni. Un disastro che ha del demenziale. Fatto sta che, ancora ai tempi di Totò Cuffaro, la Regione Sicilia aveva approvato un Piano stralcio per l'assetto idrogeologico, i cui effetti non sappiamo tuttavia misurare. E che comunque non ha riguardato quella massa di terra, di detriti e di fango che minacciosamente muoveva contro la dorsale autostradale dell'isola. Ora l'Unione Europea ci prescrive, dal 2006, di istituire le Autorità di Distretto che faranno riferimento alle Autorità di Bacino. Dovrebbero tutte essere insediate entro la fine di quest'anno (siamo già in un bel ritardo), ma della Sicilia non vedo traccia negli ultimi elenchi. E l'edilizia scolastica? Grandi impegni, grandi promesse. Essa dipendeva, in buona parte, dalle Provincie che il governo Renzi ha, più che abolito svuotato. Col risultato che ora i bilanci magrissimi di questi Enti, fra l'altro poco costosi, servono sì e no a pagare i dipendenti tuttora in organico. Un esempio fra i tanti: la Provincia di Pistoia ha annunciato che dai 585.000 euro per le scuole del 2014 si precipita allo zero euro di quest'anno. Chi subentra? A Ostuni però la scuola era stata appena restaurata. Con quale contratto d'appalto? Con quali vigilanze sulla sua applicazione? Se va così negli edifici restaurati, figuriamoci nelle 6.400 scuole costruite in zone insicure e in quelle lesionate, altre migliaia. Fino al prossimo crollo, fino alla prossima vittima.