«Gli abiti medioevali non ci donano». È questo il titolo del documento condiviso sul web dagli attivisti del Tra (teatro Rossi aperto) nel quale si sollecita l'amministrazione comunale a prendersi carico del Teatro. «Abbiamo capito che l'obbiettivo di una riapertura "ufficiale" del teatro attraverso un percorso partecipativo non può contare che in un contributo più che marginale da parte dell'amminsitrazione comunale». Questo il commento degli attivisti dopo l'incontro informale del 23 marzo con il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, e con Andrea Ferrante, assessore comunale alla cultura. Il Tra fa una «richiesta precisa: far partire un meccanismo di federalismo demaniale» e «iniziare un percorso di recupero a piccoli passi». Gli esponenti del teatro Rossi aperto aggiungono che «ciò trova fondamento sostanziale nella disponibilità della Regione Toscana, incontrata da una delegazione del Tra a febbraio, a finanziare una prima fase dei lavori». Il teatro Rossi fu costruito nel XVIII secolo e dichiarato inagibile negli anni '60. Obiettivo degli attivisti, che lo gestiscono da due anni e mezzo, è evitare l'abbandono. «Ci sono tutti i margini, legali e politici, per riconoscere l'impegno dei cittadini - scrivono - così come la stessa Soprintendenza di Pisa non ha avuto problemi a riconoscere». Il Tra giunge dunque alla conclusione secondo cui «la proposta, articolata ma praticabile, non è piaciuta al sindaco Filippeschi e all'assessore alla cultura Ferrante, i quali proprio non pensano a "mettersi in casa" il peso di un bene del genere, con tutto quello che può costare in termini di ristrutturazione». Ferrante replica che «il teatro non è del Comune, ma di proprietà del ministero dei Beni culturali. Si chiede all'amministrazione di Palazzo Gambacorti di prenderne la proprietà, ma il costo di ristrutturazione è stimato in diversi milioni di euro e il Comune non li ha. Lo stato strutturale dell'immobile è problematico e nessuno può permettersi che crolli. Non è questo il modo per risolvere il problema». «Capisco - conclude Ferrante - l'investimento affettivo e l'impegno sociale, ma il tema è molto complesso. Vanno ancora capiti quali soni i percorsi per la sua gestione: il Comune è pronto a fare la sua parte, ma ci deve essere un coinvolgimento ampio e chiaro degli attori. I costi per la gestione del teatro sono alti e i percorsi amministrativi ancora devono essere dotati di tutti i crismi».(g.co.)