Grande progetto degli Scavi: l'Ue pretende entro fine 2015 l'utilizzo dei 105 milioni Completati tre cantieri, dodici ancora aperti e aggiudicate gare per oltre 63 milioni NAPOLI. La scelta di essere oggi a Pompei non è casuale per Matteo Renzi, che sarà presente al terzo appuntamento di Expoidee, col quale si chiude il percorso di «Italia 2015 Il Paese nell'anno dell'Expo», partito da Milano, con successiva tappa a Firenze. Al Quadriportico dei Teatri del sito archeologico, il premier, insieme ai ministri delle Politiche Agricole Martina e dei Beni Culturali Franceschini, presenta gli unici risultati positivi che attualmente la Campania, travolta da una deindustrializzazione strisciante, possa vantare. Nell'occasione sarà illustrata anche l'iniziativa, promossa da Rizzoli e da Alberto Angela, per contribuire al restauro di alcune opere pittoriche dell'area. Perché il Grande Progetto Pompei, per il quale sono stati stanziati 105 milioni, passi avanti significativi ne ha fatti, al punto da strappare riconoscimenti sia dall'Unesco che dalla Commissione Europea. E i numeri sono lì a dimostrarlo: a fine febbraio di quest'anno erano stati banditi interventi per 98 milioni al lordo dei ribassi d'asta: 78 milioni per il piano delle opere, a fronte di 85. Sono, perciò, ancora da bandire gare per 7 milioni. A questi vanno poi sommati i 20 milioni per gli altri quattro piani minori: conoscenza, rafforzamento tecnologico, sicurezza, servizi e comunicazione, per i quali le gare sono state tutte bandite. In concreto ciò significa 3 cantieri conclusi e collaudati (Criptoportico, Pareti Rosse, Casa D.Octavius Quartio), 12 ancora aperti, 7 gare già aggiudicate, altre in due in aggiudicazione provvisoria. Complessivamente, quindi, sono state aggiudicate definitivamente gare per oltre 63 milioni al lordo dei ribassi, che si traducono in circa 46 reali. Ma la spesa effettiva, quella che poi conta per Bruxelles, da completare inesorabilmente entro il 31 dicembre 2015, pena la restituzione dei fondi europei non utilizzati all'Europa, è attualmente attorno ai 6 milioni. Anche se a fine aprile si prevede di arrivare a 13 milioni e 800 mila euro. «La verità è che a tre anni di distanza il bilancio sull'operatività del Grande Progetto è al limite della delusione denunzia la Cgil - I ritardi sui tempi di esecuzione delle opere sono davanti agli occhi di tutti, il rischio di non farcela a tempo è nelle cose, e le aspettative occupazionali di tanti giovani restauratori sono state, al momento disattese». Come non ricordare i ritardi accumulati nel rinnovo delle concessioni dei servizi aggiuntivi presso i siti culturali della Soprintendenza di Pompei? E la gara d'appalto per il servizio di libreria, che, a distanza di cinque anni dalla pubblicazione del bando, è stata solo recentemente assegnata a un nuovo concessionario e giace ancora in una fase precontrattuale? Per non dire della gara per il rinnovo della concessione dei servizi di biglietteria, guardaroba, controllo accessi, call center, audioguide, ufficio informazioni e didattica, bandita nel 2010 e ancora bloccata. E' evidente che c'è uno scarto tra le cose che si dicono e la realtà dei fatti. Come anche in altri casi, Bagnoli docet, lo scontro sotterraneo in atto è per l'ennesima volta quello sull'indispensabilità o meno del ricorso a strumenti di commissariamento che derogano dalla gestione ordinaria. Senza i quali non si cava un ragno dal buco.