. E fra i ricorsi ce n'è uno rivolto al Quirinale Dal colle di Leopardi al Conero se il rischio cemento è "Infinito" RECANATI Sull'altura più celebre della poesìa italiana c'è una voglia di cemento che fa paura. Tutto ha avuto inizio con qualcuno che stava costruendo proprio lì, ai piedi dell'«ermo colle», in mezzo a una campagna di siepi e di filari che scende fino al mare. Ma la minaccia a quei luoghi di «interminati spazi, sovrumani silenzi e profondissima quiete» si è svelata il tramite per un altro e impudente assalto. Alla costa di Recanati e al parco del Conero. Il partito del mattone sta azzardando nelle Marche la più audace delle speculazioni immobiliari, un affare miliardario. Dipenderà molto da un vincolo. E soprattutto da quello che nei prossimi giorni o nelle prossime settimane deciderà il Presidente Ciampi. È nel nome di Giacomo Leopardi che tutti si danno affanno in queste contrade di valli e di borghi medievali per aprire o chiudere cantieri, per tirare su o buttare giù case, un viluppo di vicende che si inseguono da anni tra cavilli e sospetti, battaglie legali, incastri societari, sentenze discordanti e limiti territoriali imposti da funzionari che non sono più al loro posto. Rimossi all'improvviso. Cacciati. Come il Sovrintendente regionale Francesco Scoppola o la Sovrintendente ai Monumenti Liana Lippi. Davano fastidio e li hanno «licenziati». Da una parte c'è chi punta a fare alberghi sulle spiagge e villette a schiera nel verde proibito, dall'altra ci sono gli altri che vogliono proteggere il poggio di Recanati e anche il resto del «panorama». In apparenza la sfida è sul Colle dell'Infinito. In realtà se quel vincolo di «tutela artistico e paesaggistico» dovesse cadere, si conterebbero a centinaia le gru e le betoniere fino ad Ancona. Questa è una di quelle italianissime storie di frenesia edilizia che nascono con un pasticcio amministrativo, un inghip-po burocratico, una variante al piano regolatore generale che prevedeva la ristrutturazione e l'aumento di cubatura di due case coloniche proprio sotto l'«er-mo colle». L'anno è il 1997, quando il consiglio comunale di Recanati approva la variante. La Sovrintendenza del tempo tace, la Regione ratifica. Nella zona c'era già un vincolo dal 1952 ma quella modifica apre un varco, indica la via per aggirare il divieto. E così avviene. Passano tre anni e la signora Anna Maria Dalla Casapiccola si presenta in Municipio con un progetto. Vuole realizzare un agriturismo sotto l'altura leopardiana. Chiede la concessione per costruire, ne ha diritto, la legge glielo consente proprio per quella variante al piano regolatore. La commissione edilizia respinge la sua richiesta per tre volte. Ma poi il sindaco di Recanati, Fabio Corvatta, pragmatico decide di negoziare con la signora. Le propone un'altra area per il suo agriturismo. «È stata una trattativa lunga ma molto serena, alla fine la signora ha accettato la mia soluzione», ricorda il sindaco mentre spiega i complicatissimi passaggi per salvare la collina «patrimonio» e pure la faccia della municipalità. La controversia si chiude definitivamente e felicemente per tutti. Nel frattempo l'«ermo colle», il parco del Conero e le spiagge che si estendono fino al promontorio vengono difese da nuovi vincoli, uno di tipo «diretto» e l'altro «indiretto», sono confini ancora più severi a protezione del paesaggio, norme per inibire anche i più inconfessabili appetiti speculativi. Li firma, nel luglio del 2003, il Sovrintendente regionale Francesco Scoppola. Sembra tutto risolto, ormai c'è il veto assoluto di edificare sotto e intorno all'altura di Recanati, al Conero, sulla costa. Gli avvenimenti però prendono una piega imprevista. C'è una seconda casa colonica sul famoso .terreno leopardiano. E c'è una seconda concessione edilizia che viene chiesta sempre legittimamente e in virtù di quella variante del 1997 al piano regolatore per ristrutturare la costruzione. Proprietario del casolare risulta la «Iniziative Immobiliari di Tullio Alessandra», il padrone del rudere è la moglie dell'avvocato Paolo Tanoni. Il sindaco Corvat-ta prova a mettersi d'accordo con lui come aveva già fatto con la signora dell'altro immobile, ma questa volta la trattativa non va avanti, si arena. E si inasprisce anche. Dopo un tiro e molla di qualche mese, l'avvocato Tanoni presenta «un ricorso straordinario al Capo dello Stato». È l'inizio dell'ennesimo conflitto a colpi di carta da bollo. Scende in campo il Fai, il Fondo per l'ambiente italiano. Protesta Italia Nostra. Insorge il «Centro nazionale» di studi leopardiani. E si fanno sentire gli eredi del poeta, in testa la contessa Anna Leopardi. Tutti insieme schierati a difendere «la sacralità» del loro Colle. A Recanati si aspetta la decisione del Quirinale ma intanto accade qualcos'altro ancora. Il vincolo della discordia mette al riparo il poggio del poeta e fa scudo anche al parco del Conero, la montagna bellissima che sta sopra Ancona. E là c'è il partito del mattone che non si arrende, che inoltra una raffica di ricorsi al Tar. Si alternano impugnazioni e sospensioni, è battaglia nella battaglia. Si conclude il 21 maggio del 2004 con una sentenza che ripristina il vincolo. Tra gli alberi del Conero non si può costruire. Quello stesso 21 maggio di un anno fa però, coincidenza assai singolare, il Sovrintendente Francesco Scoppola viene «sollevato» dall'incarico, mandato via da un giorno all'altro dalle Marche. E non c'è già più neanche Liana Lippi, la Sovrintendente ai Monumenti che aveva lavorato al suo fianco. Qualcuno si è «liberato» di loro, qualcuno che voleva saldare i conti per quell'odioso provvedimento contro il cemento. L'ultimo colpo di scena è arrivato da Roma. Il «ricorso straordinario» presentato a Ciampi viene smistato ed esaminato dal Consiglio di Stato. L'istanza dell'avvocato Paolo Tanoni è «accolta», il Consiglio di Stato gli da ragione. Più che un giudizio è un «parere», ma è inappellabile. Ora quella sentenza dovrà firmarla il Presidente della Repubblica. Se lo farà, sull'ermo colle» non ci saranno più vincoli. Racconta la contessa Anna Leopardi: «La cultura e la natura sono il nostro tesoro. Togliere quel vincolo può diventare un precedente molto pericoloso». In una rissosissima Recanati dove tutto non è sempre ciò che sembra, l'avvocato Tanoni prova un certo fastidio a passare per il «cattivo» della comunità. E annuncia: «Io quella casa lì adesso la regalo al Comune, non ci voglio costruire più nulla sotto il Colle dell'Infinito. Il ricorso l'ho fatto solo perché un cittadino non può subire una «somarata», non può sopportare il vincolo assurdo che si inventa un funzionario». Poi spiega: «I limiti ci vogliono ma nonposso essere infiniti. E io proprio non mi ci vedo nel personaggio che attacca l'ambiente, che sfregia i luoghi leopardiani: con quel ricorso al Presidente volevo solo far rispettare solo i miei diritti». È finita cosi la scompigliata vicenda della campagna dove Giacomo Leopardi passeggiava e si ispirava?«L'abolizione del vincolo potrebbe fare giurisprudenza e favorire interessi altri che non riguardano solo Recanati», risponde il sindaco Corvatta. «Potrebbe partire anche subito un assedio di cemento senza precedenti e non solo sulla costa e non solo al Conero», immagina preoccupata l'ex Sovrintendente ai Monumenti Liana Lippi. Il vincolo cancellato sta a cuore anche ai proprietari delle cave nella valle di Screbia, quella chelaregione Marche presenta come il suo biglietto da visita nei depliant turistici. E ai costruttori di un paio di piccoli comuni vicini, che hanno solidi agganci in giunta e i progetti già pronti per il loro business. E a quella miriade di società che stanno pianificando come attaccare il promontorio. Con le loro ruspe. E da tutte le parti. Hanno fatto festa in tanti quando l'avvocato Tanoni ha vinto la sua causa sull'«ermo colle».