Dimenticato il 48 anniversario della morte. Le promesse del sindaco Napoli. D'accordo, non è un anniversario tondo anche se mancano solo due anni al mezzo secolo. Però dimenticarsi di Totò è assurdo. Nessuna corona davanti alla sua statua o alla targa davanti alla sua casa, nessun mazzo di fiori nella strada a lui dedicata. Niente di niente. E molti cittadini non l'hanno mandata giù. Mentre ovviamente continua la vergogna del museo che da venti anni dovrebbe essere a lui dedicato, con centinaia di oggetti che potrebbero prendere il volo per altri lidi. Ma questa volta non si tratta di una storia di mancanza di fondi. Anzi. Al Museo di Totò, pronto da vent'anni e mai aperto, non sono mai mancati i soldi. In due decenni ne sono stati spesi tanti. Così le teche ci sono, le stanze sono pronte e imbiancate. Ma manca il via libera per tutta una serie di ragioni burocratiche e di «accordi» da prendere tra «soggetti diversi» nel gestire la struttura. E mentre il medico studia il malato muore. Così tutto quello che era stato fatto è rimasto nell'abbandono e nel degrado. E ora bisogna fare tutto da capo. Nel 2010, il Museo aprì per poche ore con la figlia di Totò, Liliana de Curtis che guardava le teche vuote e fantasticava su tutto quelle che avrebbe voluto metterci. Gli oggetti personali dell'attore di culto Liliana li conserva tra la sua casa napoletana e quella romana. Ma se il museo non apre dove finiranno? Il rischio che finiscano in un'altra città, magari più interessata al nobile de Curtis, è alto. Nel 2007 e nel 2008 una piccola parte di quei cimeli fu esposta in due mostre. La prima all'ex salone Margherita sotto la Galleria e la seconda al Teatro San Ferdinando. Fu un enorme successo di pubblico. L'anno scorso quando il Comune stanziò oltre 400 mila euro il sindaco Luigi de Magistris scrisse su Fb: «Finalmente Napoli avrà il suo Museo dedicato a Totò». Poi il sindaco spiegò: «Contestualmente ai lavori procederemo alla definizione di un modello di gestione insieme a tutti i soggetti che hanno contribuito e stanno contribuendo alla sua realizzazione». Ma pare che uno dei problemi insormontabili sia il caso dell'ascensore che non si riesce a impiantare a Palazzo dello Spagnuolo. E poi altri mille nodi burocratici. Che un anno dopo quelle dichiarazioni non sembrano essere stati sciolti. Ma siamo «Uomini o caporali»? E poi «è la somma che fa il totale». Totò aveva le idee chiare ma forse di fronte alla telenovela del suo museo avrebbe detto altro. Per il momento se la città dimentica uno dei suoi attori simbolo, su Facebook è un fiorire di gruppi che lo ricordano attraverso le sue frasi, i suoi video, gli aneddoti a lui legati. In fondo nell'era del web è più giusto così. Perfino i francesi ll'Institut francais di Napoli hanno voluto ricordare Totò con un piccolo festival dei suoi film.