NEWYork sta per arricchirsi di un altro gioiello firmato da un grande genovese. Il primo maggio s'inaugura la nuova sede del Whitney Museum, che Renzo Piano ha ideato nella zona della High Line, con ampie viste sul fiume Hudson. Sarà un momento importante per la città, perché il Whitney è uno dei musei "storici" e il suo trasloco è anche un momento per ripensare se stesso e la propria vocazione. La vitalità di New York è ai massimi: questa metropoli continua a investire nella cultura e nell'arte, la sua fertilità nell'immaginare nuove iniziative è proporzionale alla sua capacità di attirare i talenti dal mondo. Piano ormai è uno degli architetti che più contribuiscono alla nuova fisionomia di Manhattan (vi ha firmato la sede del New York Times e la nuova ala della Morgan Library), e ancora aspettiamo quella che sarà la sua opera più vasta e ambiziosa, il nuovo campus della Columbia University dedicato alle scienze della mente. Ma una caratteristica che lui non trascura mai, è la sua "genovesità". Ne va fiero. La rivendica. La ricorda in ogni occasione. Ieri su queste colonne avete potuto leggere l'intervista che gli ho fatto a proposito delle Expo. Ragionando sulla storia di questi eventi cosmopoliti, inaugurati dall'Expo di Londra del 1851, Piano ha ricordato la sua esperienza con quella di Genova che si tenne nel 1992, dedicata a Cristoforo Colombo in America. «Da buon genovese mi ha detto Piano mi feci guidare dalla nostra leggendaria parsimonia. Che non è avarizia, è arte di fare le cose con poco, rispettando una terra scarsa di risorse. L'idea base nel '92 fu quella di recuperare il Porto antico proprio come si recupera una fabbrica dismessa, senza sprecare nulla. Bisognava fare in modo che una volta finita l'Expo, un pezzo di città venisse restituita ai cittadini. Credo che sia un principio utile per chi concepisce questi eventi. Abbiamo dato a Genova la "piazza" che non aveva mai avuto, e l'abbiamo ricavata in quella che era la vera fabbrica della città, cioè il suo porto". In quelle parole c'è una sorta di orgoglio discreto. Noi genovesi non siamo di natura esuberanti.